Prima guerra mondiale
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| Campagne della Prima guerra mondiale |
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| Europa: Balcani (Serbia, Romania, Bulgaria, Macedonia) - Fronte occidentale - Fronte orientale - Fronte italiano Medio Oriente: Dardanelli - Caucaso - Mesopotamia - Sinai e Palestina - Persia - Rivolta Araba Africa: Africa Sud-Ovest - Africa Occidentale - Africa Orientale - Nord Africa Altri Fronti: Asia e Pacifico - Operazioni navali Nuovi Fronti: Guerra aerea |
| Questa voce è parte della serie Il Secolo breve |
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Antefatti Grande Guerra
Periodo tra le due guerre Secondo conflitto Secondo dopoguerra |
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La prima guerra mondiale (per i contemporanei la Grande Guerra) fu il conflitto cominciato il 23 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, compiuto a Sarajevo (Bosnia Erzegovina) il 28 giugno 1914. L'attentatore fu il nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip. Il conflitto si concluse oltre quattro anni dopo, l'11 novembre 1918, con la resa della Germania.
La prima guerra mondiale vide inizialmente lo scontro degli Imperi centrali di Germania e Austria-Ungheria contro la Serbia, il Montenegro, ma in poche settimane, il gioco di alleanze formatosi negli ultimi decenni dell' 800 tra gli stati europei, vide l'entrata nel conflitto degli stati dell'Intesa e delle rispettive colonie, in modo tale da ampliare il conflitto su vasta scala.
Successivamente altre nazioni entrarono a fare la loro parte nello scacchiere della guerra, a fianco dell'Intesa così come a fianco degli Imperi Centrali, estendendo il conflitto a scala mondiale, con la partecipazione di nazioni come gli Stati Uniti d'America, il Giappone, la Grecia e decine di altri paesi che contribuirono in modo più o meno importante.
Militarmente il conflitto si aprì con l'invasione austro-ungarica della Serbia, e parallelamente, con una fulminea avanzata tedesca del Belgio, del Lussemburgo e del nord della Francia, dove l'esercito tedesco infranse le sue speranze di una guerra breve, cozzando contro l'esercito francese in quello che verrà definito il "Miracolo della Marna".
A quel punto la guerra si trasformò in una lenta e sanguinosa guerra di posizione, (specie sul fronte occidentale) dove, al costo di milioni di morti, il numero degli uomini impiegati e le nuove tecnologie messe in campo dalla Triplice Intesa ebbero la meglio sulla superiore organizzazione militare della Germania.
Ma sanguinoso fu allo stesso modo l'altro fronte principale della guerra, il fronte orientale, combattuto dagli imperi centrali contro l'esercito russo.
Anche in questo caso la guerra di movimento così magistralmente attuata dall'esercito tedesco in battaglie come quella di Tannenberg si trasformò in una guerra di posizione in grado di mietere milioni di vite.
Determinante fu infine l'entrata in guerra degli Stati Uniti, che pur non entrando militarmente a pieno regime nel conflitto, grazie agli aiuti economici dispensati agli alleati, fece pendere l'ago della bilancia a favore degli Stati dell'Intesa, che combatteva contro un esercito tecnicamente migliore ma sempre più in ginocchio economicamente.
La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa. Il numero di morti è stato calcolato in oltre quindici milioni; tanti quanti sarebbero stati i morti per le carestie e le malattie dovute alla guerra, specialmente in Germania, a causa del blocco navale imposto dagli alleati, che causò migliaia di morti tra la popolazione civile tedesca per fame e malattia.
La guerra fu nello stesso tempo l'ultimo conflitto del passato (guerra di trincea e lenta), ma anche il primo grande conflitto in cui si usarono appieno tutti i mezzi moderni, come aeroplani, mezzi corazzati, sommergibili e le armi chimiche, tra cui il gas.
[modifica] Origini della guerra
Lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 segnò la fine di un lungo periodo della storia europea - durato un secolo ed iniziato nel 1815 con la sconfitta definitiva di Napoleone Bonaparte - senza un conflitto generalizzato che coinvolgesse tutte le grandi potenze europee[1]. Questo lungo periodo di pace era stato una novità per l'Europa, visto che fino alla battaglia di Waterloo ben pochi erano stati gli anni in cui una delle grandi potenze europee non fosse stata impegnata in un conflitto militare. La pace europea dell'inizio del XX secolo tuttavia non aveva basi solide: nel corso dei decenni del XIX secolo vi erano state cinque guerre[2] a carattere limitato che però avevano lasciato intuire quali distruzioni avrebbe portato il massiccio impiego di nuove tecnologie sui campi di battaglia[1]. Fuori dall'Europa le guerre del XIX secolo erano state ancora più sanguinose: la guerra civile americana (1861-65) aveva fatto circa 600.000 morti, mentre la rivolta dei Taiping in Cina aveva fatto milioni di morti nel periodo 1850-64[1].
La guerra franco-prussiana del 1870-71 aveva portato non solo alla fondazione di un potente e dinamico Impero tedesco, ma anche a un'eredità di animosità tra la Francia e la Germania, a seguito dell'annessione a quest'ultima dei territori francesi di Alsazia e Lorena; questa corrente ideologica francese viene denominata con il termine revanscismo. Sotto la guida politica del suo primo cancelliere, Otto von Bismarck, la Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l'alleanza con l'impero austro-ungarico e l'Italia e un'intesa diplomatica con la Russia.
L'ascesa al trono (1888) dell'imperatore Guglielmo II, portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un grosso successo, ed in parte a causa della disaffezione nei confronti del Cancelliere che aveva guidato suo nonno per gran parte della sua carriera, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck.
Gran parte del lavoro dell'ex cancelliere venne disfatto nei decenni seguenti, quando Guglielmo II mancò di rinnovare gli accordi con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana l'opportunità di concludere (1891-94) un'Alleanza franco-russa. Ma il peggio doveva ancora venire: Guglielmo intraprese (1897-1900) la creazione di una Marina militare in grado di minacciare il secolare predominio navale britannico, favorendo l'accordo anglo-francese del 1904 e l'Accordo anglo-russo (1907).
La rivalità tra le potenze venne esacerbata negli anni ottanta del XIX secolo dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dell'Africa e dell'Asia sotto la dominazione europea nel successivo quarto di secolo. Anche Bismarck, un tempo esitante sull'imperialismo, divenne un sostenitore dell'Impero d'oltremare, aggiungendo alla tensione anglo-tedesca le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico, che minacciavano di interferire con gli interessi strategici e commerciali britannici.
Il supporto di Guglielmo all'indipendenza del Marocco dalla Francia, il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, provocò la crisi di Tangeri del 1905. Durante la seconda crisi marocchina (o crisi di Agadir, 1911), la presenza navale tedesca in Marocco mise di nuovo alla prova la coalizione anglo-francese.
Un ingrediente chiave dell'emergente polveriera diplomatica fu la crescita delle forti aspirazioni nazionalistiche degli stati balcanici: ognuno dei quali guardava a Germania, Austria-Ungheria o Russia per ottenere supporto. La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia contribuì a un'ulteriore crisi nel 1908 riguardante l'annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria oltre alla pressione tedesca per forzare un umiliante declino da parte della Russia, indebolita dai disordini rivoluzionari originati dalla sconfitta del 1905 contro il Giappone.
Per il 1913 sia la Francia sia la Germania stavano pianificando di estendere il servizio militare mentre la Gran Bretagna era entrata in una convenzione navale e in colloqui militari con la Francia negli anni precedenti.
Lo scoppio della guerra è convenzionalmente associato all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie per mano dello studente bosniaco Gavrilo Princip il 28 giugno 1914, ma le origini della guerra risiedono in realtà nel complesso delle relazioni fra le potenze europee tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, e soprattutto nelle politiche di colonizzazione promosse dalle varie nazioni; l'assassinio dell'erede al trono fu probabilmente utilizzato come Casus Belli, e la polveriera scoppiò.
[modifica] Lo scoppio della guerra
| Per approfondire, vedi le voci Attentato di Sarajevo e Crisi di luglio. |
Alcuni membri del governo austriaco pensavano che una guerra contro la Serbia sarebbe stata il rimedio perfetto ai problemi politici interni dell'impero; così che dopo l'assassinio di Francesco Ferdinando, l'Austria accusò il governo serbo di essere coinvolto nell'omicidio.
Con il supporto della Germania che sperava di localizzare il conflitto, l'Austria, il 23 luglio 1914 inviò alla Serbia un ultimatum composto da 10 punti, nel quale si richiedeva di smantellare le organizzazioni patriottiche rivolte contro gli austriaci e di permettere la partecipazione di funzionari imperiali alle indagini sull'assassino. L'ultimatum doveva essere accettato nel giro di 48 ore per evitare gravi conseguenze.
Il governo serbo accettò quasi tutte le richieste, rifiutando apertamente solo quella che avrebbe permesso alla polizia austriaca di condurre indagini in territorio serbo. L'Austria ruppe perciò le relazioni diplomatiche il 25 luglio e dichiarò guerra il 28.
La Russia, Paese vicino alla Serbia politicamente ed etnicamente, mobilitò completamente le sue riserve il 30 luglio. La Germania richiese, invano, che la Russia sospendesse la mobilitazione e il 1° agosto mobilitò le sue forze dichiarando guerra alla Russia e all'alleata di quest'ultima, la Francia, due giorni dopo. Le procedure tedesche di mobilitazione prevedevano, infatti, inevitabilmente la guerra.
Dopo l'aggressione tedesca del Belgio, indispensabile per la realizzazione del Piano Schlieffen contro la Francia, la Gran Bretagna, il 4 agosto, dichiarò guerra alla Germania.
[modifica] Le prime battaglie
| Per approfondire, vedi le voci Cronologia della Prima guerra mondiale e Schieramenti e armamenti nella Prima guerra mondiale. |
L'idea dei generali tedeschi era quella di una guerra lampo che lasciasse impreparato l'esercito francese. La Francia dal canto suo, era sicura di essere attaccata da Sud, al confine con l'Italia pensando che quest'ultima, si sarebbe alleata con gli imperi centrali. Il piano tedesco (denominato Piano Schlieffen) per affrontare l'alleanza franco-russa prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi contro l'esercito russo, che secondo i piani, avrebbe impiegato mesi alla mobilitazione. Secondo il Piano Schlieffen circa 1.600.000 soldati tedeschi iniziarono a dirigersi verso Parigi, le truppe tedesche invasero il Belgio attraverso le Ardenne, L'esercito tedesco incontrò subito la resistenza dell'esercito belga in diversi salienti, e nelle città, soprattutto di Liegi e Mons dove ci fu il primo contrattacco alleato. La Gran Bretagna inviò un'armata in Francia (la British Expeditionary Force), che avanzò nel Belgio.
I ritardi portati dalla resistenza dei Belgi, dalle forze francesi e britanniche, e dalla inaspettatamente rapida mobilitazione della Russia, sconvolsero i piani tedeschi. La Russia attaccò la Prussia Orientale, deviando così forze tedesche previste per il fronte occidentale. La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie collettivamente conosciute come battaglia di Tannenberg e Battaglia dei Laghi Masuri (1914), ma questa diversione permise alle forze francesi e britanniche di fermare l'avanzata tedesca su Parigi nella prima battaglia della Marna (settembre 1914), mentre gli Imperi Centrali (l'Impero Germanico e quello Austro-Ungarico) furono costretti a combattere una guerra su due fronti.
La prima occupazione alleata del territorio nemico non fu in Europa, ma in Africa: le forze britanniche attaccarono e catturarono la sede amministrativa tedesca dell'odierna Namibia, al tempo colonia tedesca.
[modifica] Prime fasi: dal romanticismo alle trincee
La percezione della guerra nel 1914 era quasi romantica, e la sua dichiarazione venne accolta con grande entusiasmo da molte persone. La visione comune era che sarebbe stata una breve guerra di manovre, con poche azioni pungenti (per «impartire una lezione al nemico») e sarebbe finita con un vittorioso ingresso nella capitale (ovviamente quella nemica), seguita da una o due parate celebrative a casa, per poter poi tornare alla vita normale. C'erano alcuni pessimisti (come Lord Kitchener) che predissero che la guerra sarebbe durata a lungo, ma Guglielmo II disse che la guerra sarebbe «finita per Natale...».
Questo punto merita di essere approfondito. La convinzione della breve durata della guerra si considera spesso una tragica sottovalutazione; secondo molti, se vi fosse stata fin dall'inizio una diffusa consapevolezza che la guerra avrebbe aperto un tale abisso nella civiltà europea, nessuno l'avrebbe intrapresa o continuata. In realtà, una parte degli studiosi militari dell'epoca avevano previsto tale possibilità, come si vede in particolare dall'opera di Ivan Bloch, già candidato al Premio Nobel per la pace. Le previsioni di Bloch sulla guerra industriale che avrebbe condotto a sanguinose situazioni di stallo, logoramento e perfino di rivoluzione, erano ampiamente conosciute sia nei circoli militari che in quelli pacifisti, senza contare il fatto che già nei decenni precedenti altri conflitti, come la guerra di secessione americana (1861-1865) e la guerra russo-giapponese (1904-1905), erano degenerati in una massacrante guerra di trincea.
Alcuni autori come Niall Ferguson sostengono che la convinzione di una guerra veloce sia stata molto esagerata fin dai tempi del conflitto. Secondo Ferguson, i pianificatori militari, specialmente in Germania, erano consapevoli della possibilità di una guerra lunga, come risulta dalla famosa corrispondenza telegrafica Willy-Nicky tra gli imperatori di Russia e di Germania. Egli sostiene anche che i più informati consideravano improbabile una guerra veloce. Inoltre, era nell'interesse dei governi presentare ampiamente questo messaggio nella loro propaganda, dal momento che questo incoraggiava gli uomini ad arruolarsi, facendo sembrare la guerra meno grave e mantenendo alto il morale generale.
[modifica] Inizia il trinceramento
Dopo l'iniziale successo nella prima battaglia della Marna, le forze tedesche e dell'Intesa iniziarono una serie di snervanti manovre per cercare di costringere gli avversari alla ritirata, nella cosiddetta Corsa al mare. Francia e Gran Bretagna si trovarono ben presto ad affrontare le posizioni tedesche trincerate, dalla Lorena fino alle coste belghe nelle Fiandre. Entrambi gli schieramenti presero posizione, i francesi e i britannici cercando di andare all'attacco, i tedeschi cercando di difendere il territorio da loro occupato. Di conseguenza, le trincee tedesche erano molto meglio costruite di quelle dei loro nemici, dato che quelle anglo-francesi erano pensate solo per essere «temporanee».
Nessuno dei due schieramenti si dimostrò in grado di assestare un colpo decisivo nei quattro anni seguenti, per quanto la protratta azione tedesca nella battaglia di Verdun (1916) e il fallimento alleato della primavera successiva, portarono l'esercito francese sull'orlo del collasso, mentre le diserzioni di massa minavano la linea del fronte.
Circa 800.000 soldati dalla Gran Bretagna e dall'Impero britannico si trovavano contemporaneamente sul fronte occidentale: 1.000 battaglioni, ognuno occupante un settore del fronte, dal Belgio fino all'Arne, che operavano su un sistema mensile a quattro stadi, a meno che non ci fosse un'offensiva in corso. Il fronte conteneva quasi 10.000 chilometri di trincee. Ogni battaglione teneva il suo settore per quattro settimane prima di tornare nelle retrovie, quindi nella riserva e infine per una settimana in licenza, spesso nella zona di Poperinge o di Amiens.
[modifica] La Somme e Passchendaele
Sia la battaglia della Somme (1916), che la battaglia di Passchendaele (1917), sempre sul fronte occidentale, portarono enormi perdite di vite da entrambe le parti, ma minimi progressi nella situazione della guerra. È interessante notare che, quando i britannici attaccarono nel primo giorno della battaglia della Somme, e persero un enorme numero di uomini sotto le continue raffiche delle mitragliatrici tedesche, riuscirono comunque a guadagnare del terreno.
Ciò fece sì che il comando tedesco ordinasse ai suoi soldati di riprendersi il terreno perso, con risultati molto simili dal punto di vista delle perdite. Quindi, invece di un combattimento sbilanciato, con i soli britannici all'attacco, che avrebbe causato enormi perdite solo dalla loro parte, il volume degli attacchi fu equamente distribuito, così come le perdite sofferte.
[modifica] I gas tossici e le nuove armi
Come in ogni conflitto il settore di ricerca maggiormente sviluppato fu quello bellico, che raggiunse livelli impensabili nel giro di pochi anni. Le nuove armi furono numerose, tutte ugualmente letali.
- La mitragliatrice, che consentiva di sparare centinaia di colpi al minuto agevolando molto la difesa delle trincee. L'uso della mitragliatrice, che impediva le manovre di grandi formazioni in campo aperto come era in uso fino a tutto il XIX secolo, fu anzi uno degli elementi che più di ogni altro contribuì al rapido volgersi del conflitto in una massacrante guerra di trincea.
- I gas tossici furono utilizzati per la prima volta dai tedeschi contro i russi, senza molto successo, nella battaglia di Bolimow del 1º gennaio 1915, ma divennero celebri a partire dal 22 aprile 1915, data in cui a Ypres (Belgio) per la prima volta si fece uso di gas asfissianti al cloro, che provocarono il terrore tra le truppe franco-britanniche. Il primo rudimentale rimedio agli attacchi chimici era costituito da fazzoletti bagnati con acqua e/o urina, solo in seguito sarebbero state sperimentate le prime maschere antigas. Nel corso della guerra i gas al cloro sarebbero stati poi sostituiti in seguito da cloropicrina, poi fosgene, per giungere infine al tipo di gas più evoluto, sparato da proiettili, l'iprite (dal nome della stessa città di Ypres).
- I lanciafiamme, introdotti dai tedeschi a Hooge il 30 luglio 1915.
- I carri armati (utilizzati inizialmente dai britannici sulla Somme il 15 settembre1916), che suscitarono lo stesso stupore e terrore provocato dal gas a Ypres, pur non essendo usati per lo sfondamento delle linee nemiche (come avverrà poi nella seconda guerra mondiale), ma solo per il semplice supporto alla fanteria.
Ognuna di queste nuove armi inizialmente provocò panico e sconcerto tra i nemici, ma non riuscì a produrre un vantaggio sostanziale e duraturo. Anche se all'inizio tutte le armi furono appannaggio di una sola parte, poi entrambi gli schieramenti svilupparono tutte queste armi.
[modifica] Aeroplani e U-Boot
L'aviazione militare ottenne rapidi progressi, dallo sviluppo delle (inizialmente primitive) mitragliatrici sincronizzate per poter sparare in avanti, introdotte dall'aviazione tedesca nell'autunno del 1915, allo sviluppo dei bombardieri usati contro Londra (luglio 1917): ancor più drammatico, almeno per i britannici, fu l'uso dei sottomarini tedeschi (U-Boot, dal tedesco Unterseeboote) contro i mercantili alleati in acque internazionali dal febbraio 1915.
La decisione tedesca di togliere le restrizioni all'attività sottomarina (la cosiddetta "guerra sottomarina indiscriminata", dal1º febbraio 1917) fu strumentale all'entrata in guerra degli Stati Uniti dalla parte degli alleati (6 aprile). L'affondamento del transatlantico Lusitania fu un successo controverso per gli U-Boot.
[modifica] L'industria ottica
L'industria ottica (soprattutto quella tedesca) aveva avuto uno sviluppo notevole anche prima della guerra. I sottomarini ebbero i loro risultati anche grazie a dei buoni periscopi, dalle trincee gli ufficiali tedeschi scrutavano con cannocchiali Bausch gli ufficiali inglesi che a loro volta li scrutavano con cannocchiali Bausch & Lomb di fornitura americana o con gli Zeiss comprati dai tedeschi nel 1910. Goerz, Voigtlander, M. Hensoldt & Sohne, E.Leitz (Leica), Carl Zeiss furono le industrie che più furono impegnate nello sforzo bellico dell'Impero tedesco.
[modifica] Il fronte orientale e la Russia
Mentre sul fronte occidentale si era raggiunto lo stallo nelle trincee, la guerra continuò ad est.
[modifica] Vittorie tedesche ad est
I piani di guerra iniziali dei russi prevedevano l'invasione simultanea della Galizia austriaca e della Prussia Orientale tedesca. Anche se l'iniziale avanzata in Galizia fu di ampio successo, i russi vennero respinti in Prussia dalle vittorie dei generali tedeschi Hindenburg e Ludendorff a Tannenberg e ai Laghi Masuri nell'agosto e settembre del 1914.
L'organizzazione militare ed economica russe, meno sviluppate, si rivelarono presto insufficienti davanti alle forze combinate di Germania e Austria-Ungheria. Nella primavera del 1915 i russi vennero respinti in Galizia, e in maggio gli Imperi Centrali ottennero un importante sfondamento ai confini meridionali della Polonia, espugnando Varsavia il 5 agosto e costringendo i russi a ritirarsi dalla Polonia.
[modifica] La Russia in subbuglio
L'insoddisfazione nei confronti della condotta di guerra del governo russo crebbe nonostante i successi del giugno 1916 (offensiva Brusilov) nella Galizia Orientale, contro gli austriaci, quando i successi russi furono minati dalla riluttanza degli altri generali di impegnare le loro forze a supporto del comandante vittorioso.
Le fortune alleate si ravvivarono solo temporaneamente con l'ingresso in guerra della Romania, il 27 agosto. Le forze tedesche arrivarono in aiuto delle unità austriache impegnate in Transilvania, e Bucarest cadde ai piedi degli Imperi Centrali il 6 dicembre. Nel frattempo, l'instabilità interna crebbe in Russia, e lo Zar rimase isolato al fronte, mentre il sempre più incompetente governo dell'Imperatrice provocò proteste da tutti i segmenti della vita politica russa, risultando nell'assassinio del consigliere prediletto della zarina Alessandra, Rasputin, da parte di nobili conservatori alla fine del 1916.
[modifica] La rivoluzione in Russia
| Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione Russa. |
Nel marzo 1917 (febbraio per il calendario russo, che non era stato ancora convertito al calendario gregoriano), le dimostrazioni di San Pietroburgo (ribattezzata Pietrogrado per abbandonare il toponimo germanico, inopportuno in tempo di guerra) culminarono nell'abdicazione di Nicola II e alla nomina di un debole Governo provvisorio centrista, che condivise il potere con i socialisti del Soviet di Pietrogrado. Questa divisione dei poteri portò alla confusione e al caos, sia al fronte che a casa, e l'esercito divenne sempre meno capace di resistere efficacemente alla Germania. Nel frattempo, la guerra e il governo, divennero sempre più impopolari, e il malcontento venne usato strategicamente dal Partito Bolscevico, guidato da Vladimir Lenin, allo scopo di prendere il potere.
Il trionfo dei Bolscevichi, in novembre (ottobre per il calendario russo), fu seguito in dicembre da un armistizio e da negoziati con la Germania. All'inizio, i Bolscevichi rifiutarono i duri termini imposti dalla Germania, ma quando questa riprese la guerra e cominciò a marciare impunita attraverso l'Ucraina, il nuovo governo accettò il Trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918, che portò la Russia fuori dalla guerra dietro cessione agli Imperi Centrali di vasti territori comprendenti la Finlandia, le Province Baltiche, la Polonia e l'Ucraina (che comprendevano più di un quarto della popolazione russa).
[modifica] Partecipazione italiana
[modifica] Dalla neutralità all'entrata in guerra
L'ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey, al conte Berchtold Roma, 30 luglio 1914 Telegramma: Il Ministro degli Affari Esteri ha spontaneamente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea. Dato che il carattere della Triplice Alleanza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per se stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in una operazione militare o rimanendo neutrale. Personalmente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmente ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.
| « Cittadini e soldati, siate un esercito solo! Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. » | |
Anche se con la Triplice Alleanza del 1882 era alleata di Germania e Austria-Ungheria, l'Italia aveva intensificato, negli anni precedenti allo scoppio della Grande Guerra, i rapporti con Regno Unito e Francia, conscia che gli accordi raggiunti, in particolare con quello che era stato il nemico austriaco nell'Ottocento, non le avrebbero garantito, anche in caso di aiuto militare, quei territori su cui aveva posato gli occhi per espandere il proprio territorio (del Trentino, di Trieste con l'Istria e di Zara con la Dalmazia). Inoltre, l'annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina fu percepita, sia a Vienna sia a Roma, come una violazione del Trattato, che era basato sul mantenimento dello status quo nei Balcani. In seguito a ciò, cogliendo l'occasione del terremoto di Messina e Reggio Calabria, il Capo di Stato Maggiore dell'Austria-Ungheria, Franz Conrad von Hötzendorf propose, appunto nel 1908, una guerra preventiva contro l'Italia. L'imperatore rifiutò. Uguale proposta di guerra preventiva contro l'Italia, von Hötzendorf avanzò durante la guerra di Libia, sempre allo scopo di cogliere il nemico in un momento difficile. Ancora una volta, l'imperatore rifiutò, ma questi episodi dimostrano l'ormai estremo logoramento a cui era giunta l'alleanza tra Vienna e Roma.
Pochi giorni dopo lo scoppio della guerra, il 3 agosto 1914, il governo guidato dal conservatore Antonio Salandra dichiarò che l'Italia non avrebbe preso parte al conflitto, forte del fatto che la Triplice Alleanza aveva carattere difensivo, mentre in questo caso era stata l'Austria-Ungheria ad attaccare. In realtà, sia Salandra sia il ministro degli esteri Sidney Sonnino avviarono presto trattative con i due schieramenti per capire cosa avrebbero potuto ottenere da una o dall'altra parte. E, anche se la maggioranza del parlamento era assolutamente contraria all'entrata in guerra, primo tra tutti l'ex presidente del Consiglio Giolitti, molti intellettuali e alcuni politici (tra cui socialisti come Ivanoe Bonomi, Leonida Bissolati e - sebbene in una seconda fase -l'allora direttore dell'Avanti! Benito Mussolini, Filippo Tommaso Marinetti e Filippo Corridoni) si schierarono con gli «interventisti», per lo più nazionalisti e parte dei liberali.
Alla fine, il 26 aprile del 1915, al termine di un'ardua trattativa, l'accordo con l'Intesa si concretizzò nel Patto di Londra, firmato da Sonnino all'insaputa del parlamento italiano, in aperta violazione dell'art. 5 dello Statuto Albertino che prevedeva che il governo per impegnarsi in conflitti che implicavano un impegno finanziario necessitasse dell'appoggio del parlamento. Con il Patto di Londra l'Italia ricevette la promessa di ottenere, in caso di vittoria, Trento e il territorio attiguo fino al Brennero, le città di Gorizia, Trieste e Gradisca d'Isonzo, l'Istria (esclusa Fiume) fino al Quarnaro e parte della Dalmazia. Inoltre vennero raggiunti accordi per la sovranità sul porto albanese di Valona, la provincia di Adalia in Turchia, e parte delle colonie tedesche in Africa.
Gli alleati austriaci avevano invece offerto, in cambio della neutralità, parte di Trentino e Friuli, con l'esclusione di Gorizia e Trieste. Le motivazioni degli interventisti, in parte ideologiche in parte strumentali, si fondavano sul fatto che l'Austria-Ungheria era la potenza contro la quale si era combattuto durante le guerre d'indipendenza e che entrare in guerra al suo fianco o rimanere neutrali avrebbe smentito tutta la tradizione risorgimentale.
Il 3 maggio, l'Italia si disimpegnò dalla Triplice Alleanza. Nei giorni seguenti Giolitti e il parlamento, in maggioranza neutralista, combatterono l'ultima battaglia per salvare l'Italia dal conflitto, mentre i nazionalisti manifestavano in piazza per l'entrata in guerra ("le radiose giornate di maggio", secondo la definizione di Gabriele D'Annunzio). I parlamentari neutralisti ricevettero minacce e intimidazioni, e lo stesso Giolitti dovette assumere una scorta. Il 13 maggio Salandra presentò al Re le dimissioni; Giolitti, nel timore di approfondire una grossa frattura all'interno del paese, di provocare una crisi istituzionale di larga portata e di compromettere il paese all'esterno, rinunciò alla successione e fece in modo in sostanza che l'incarico venisse conferito nuovamente a Salandra. L'Italia entrò perciò in guerra per volontà di un gruppo di relativa minoranza, chiamando a combattere i militari lungo più di 750 chilometri di fronte, che andavano dal Mare Adriatico al confine svizzero.
La scelta di campo dell'Italia ebbe un peso notevole sull'esito complessivo della guerra, perché impegnò a lungo una larghissima parte delle truppe dell'Austra-Ungheria, truppe che altrimenti avrebbero fatto sentire il loro peso su altri fronti.
[modifica] Interventisti e neutralisti in Italia
Alla vigilia della guerra, l'opinione pubblica italiana era così divisa:
[modifica] Interventisti
- I liberal-conservatori, che speravano in un rafforzamento delle istituzioni in senso autoritario, tra cui Antonio Salandra e Sidney Sonnino, Albertini e il Corriere della Sera.
- Gli irredentisti, che vedevano la guerra come una prosecuzione del Risorgimento, un'occasione per liberare le terre italiane irredente, rimaste in mano austriaca.
- I socialisti rivoluzionari, che speravano che la guerra avrebbe accelerato il compimento della rivoluzione socialista, tra cui Benito Mussolini.
- I nazionalisti, che esaltavano la guerra come strumento per dare potenza e prestigio alla Nazione.
- Gli industriali dell'industria pesante, che avrebbero fatto ingenti guadagni attraverso la produzione bellica.
- La massoneria e, oltre a D'Annunzio i "futuristi" con Marinetti, che nel programma della sua corrente di pensiero aveva scritto: "La guerra, sola igiene del mondo"; inoltre Corradini e alcuni altri intellettuali.
[modifica] Neutralisti
- I cattolici, sia per i principi evangelici sia per non andare contro la cattolicissima Austria-Ungheria perché vedevano la guerra come espressione di ateismo.
- I socialisti, che vedevano la guerra come una inutile strage, e che volevano proteggere gli interessi sovranazionali della Seconda Internazionale Socialista.
- Giolitti e i giolittiani, che ritenevano di poter ottenere comunque dall'Austria le terre irredente in cambio della neutralità.
- Gli industriali che producevano per l'esportazione, che speravano di poter sostituire sui mercati internazionali la Germania impegnata nella guerra.
[modifica] L'Italia entra in guerra
| Per approfondire, vedi la voce Fronte italiano (prima guerra mondiale). |
L'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 24 maggio 1915, e alla Germania quindici mesi più tardi.
All'alba del 24 maggio il Regio Esercito sparò la prima salva di cannone contro le postazioni austro-ungariche asserragliate a Cervignano del Friuli che, poche ore più tardi, divenne la prima città conquistata. All'alba dello stesso giorno la flotta austro-ungarica bombardò la stazione ferroviaria di Manfredonia; alle 23:56, bombardò Ancona. Lo stesso 24 maggio cadde il primo soldato italiano, Riccardo di Giusto.
Il comando delle forze armate italiane fu affidato al generale Luigi Cadorna. Il nuovo fronte aperto dall'Italia ebbe come teatro l'arco alpino dallo Stelvio al mare Adriatico e lo sforzo principale tendente allo sfondamento del fronte fu attuato nella regione della valli isontine, in direzione di Lubiana. Anche qui, dopo un'iniziale avanzata italiana, gli austro-ungarici ricevettero l'ordine di trincerarsi e resistere. Si arrivò così a una guerra di trincea simile a quella che si stava svolgendo sul fronte occidentale: l'unica differenza consisteva nel fatto che, mentre sul fronte occidentale le trincee erano scavate nel fango, sul fronte italiano erano scavate nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, fino ed oltre i 3.000 metri di altitudine.
Nei primi mesi di guerra l'Italia sferrò quattro offensive contro gli austro-ungarici ad est. Queste furono:
- Prima battaglia dell'Isonzo: 23 giugno - 7 luglio 1915
- Seconda battaglia dell'Isonzo: 18 luglio - 3 agosto 1915
- Terza battaglia dell'Isonzo: 18 ottobre - 3 novembre 1915
- Quarta battaglia dell'Isonzo: 10 novembre - 2 dicembre 1915
in quest'ultime le perdite italiane ammontarono a oltre 60.000 morti e più di 150.000 feriti, il che equivaleva a circa un quarto delle forze mobilitate. Degna di menzione è l'offensiva nell'alto Cadore sul Col di Lana tendente a tagliare una delle principali vie di rifornimento al settore Trentino attraverso la Val Pusteria. Questo teatro di operazioni fu secondario rispetto alla spinta ad est, tuttavia ebbe il merito di bloccare, in seguito, contingenti austro-ungarici: la zona di operazioni si avvicinava infatti più di ogni altro settore del fronte a vie di comunicazione strategiche per l'approvvigionamento del fronte tirolese e trentino.
| Per approfondire, vedi la voce Guerra Bianca in Adamello. |
[modifica] Tanti caduti, pochi risultati
Si arrivò così all'inizio del 1916. Mentre in febbraio gli austro-ungarici ammassarono truppe in Trentino, l'11 marzo, per otto giorni, si svolse la Quinta battaglia dell'Isonzo, che non portò ad alcun risultato.
A giugno gli austro-ungarici sfondarono in Trentino arrivando ad occupare tutto l'altopiano di Asiago; l'esercito italiano riuscì a fatica a fermare l'offensiva e gli austro-ungarici si ritirarono tornando a rinforzare le loro posizioni sul Carso. L'offensiva fu significativamente chiamata Battaglia degli Altipiani Strafexpedition (ovvero "spedizione punitiva"). Il 4 agosto iniziò la Sesta battaglia dell'Isonzo che portò il 9 agosto alla conquista della città di Gorizia che, pur non essendo di importanza strategica, verrà presa ad un prezzo altissimo (20.000 morti e 50.000 feriti). L'anno si concluse con altre tre offensive:
- Settima battaglia dell'Isonzo: 14 settembre - 16 settembre 1916
- Ottava battaglia dell'Isonzo: 1º novembre 1916
- Nona battaglia dell'Isonzo: 4 novembre 1916
Anche queste tre battaglie, che pure contarono 37.000 morti e 88.000 feriti, non portarono a conquiste significative. Nell'ultima parte dell'anno gli italiani riuscirono ad avanzare di qualche chilometro in Trentino, ma per tutto l'inverno del 1916-1917, sul fronte dell'Isonzo, tra il Carso e Monfalcone, la situazione rimase stazionaria.
La speranza dell'Intesa era che con l'entrata in guerra degli italiani si indebolisse l'esercito degli Imperi Centrali, che sarebbe stato impegnato su tre fronti, ma questo avvenne solo in parte, anche a causa dell'indebolimento della Russia sul fronte interno. Del resto, proprio l'indebolimento russo rese più rilevante l'intervento italiano, importante, tra l'altro, perché permetteva la chiusura dell'accerchiamento degli Imperi Centrali ed il blocco dei loro rifornimenti: il che portò al finale crollo del loro "fronte interno".
La ripresa delle operazioni arrivò in maggio. Dal 12 maggio al 28 maggio si svolse la Decima battaglia dell'Isonzo. Dal 10 giugno al 25 giugno si svolse invece la Battaglia del Monte Ortigara voluta da Cadorna per riconquistare alcuni territori del Trentino rimasti in mano austro-ungarica. Il 18 agosto ebbe inizio la più imponente delle offensive italiane, l'Undicesima battaglia dell'Isonzo: anche questa non porterà significativi cambiamenti e verrà pagata a caro prezzo, sia come perdite che come conseguenze.
[modifica] La disfatta di Caporetto
Visti gli esiti dell'ultima offensiva italiana, austro-ungarici e tedeschi decisero di contrattaccare. Il 24 ottobre gli austro-ungarici e i tedeschi sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiarono la 2a Armata italiana, in particolare il IV ed il XXVII Corpo d'armata, comandato dal generale Pietro Badoglio.
Il generale Luigi Capello, comandante della 2a armata italiana, come pure il capo di stato maggiore dell'esercito Luigi Cadorna da tempo avevano sentito di un probabile attacco, ma sottovalutarono tali notizie e anche l'effettiva capacità offensiva delle forze nemiche. Capello durante l'accerchiamento preferì farsi diplomaticamente ricoverare in ospedale e questo gli costò poi l'impossibilità di difendersi di fronte alla commissione d'inchiesta, tanto da essere negli anni successivi degradato ed incarcerato.
Da lì gli austriaci avanzarono per 150 km in direzione sud-ovest raggiungendo Udine in soli quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull'Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale; in due settimane andarono perduti 350.000 soldati fra morti, feriti, dispersi e prigionieri, ed altri 400.000 si sbandarono verso l'interno del paese [3]. La ritirata venne prima effettuata portando l'esercito lungo il Tagliamento, ed in seguito fino al Piave, l'11 novembre 1917, quando tutto il Veneto (Venezia compresa) sembrava potesse andare perduto.
A seguito della disfatta, il generale Cadorna, nel comunicato emesso il 29 ottobre 1917, indicò, in modo errato e strumentale «la mancata resistenza di reparti della II armata» come la motivazione dello sfondamento del fronte da parte dell'esercito austro-ungarico. In seguito Cadorna, invitato a far parte della Conferenza interalleata a Versailles, venne sostituito, per volere del nuovo presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, dal generale Armando Diaz, l'8 novembre 1917, dopo che la ritirata si stabilizzò definitivamente sulla linea del Monte Grappa e del Piave.
| Per approfondire, vedi la voce Caporetto (nodo storico-politico). |
[modifica] Da Caporetto alla fine della guerra
Gli austro-ungarici e i tedeschi chiusero l'anno 1917 con le offensive sul Piave, sull'Altipiano di Asiago e sul monte Grappa. Gli italiani, decimati dopo Caporetto, furono costretti, per riempire i vuoti d'organico a chiamare al fronte i Ragazzi del '99, appena diciottenni, mentre si decise di conservare la leva del 1900 per un ipotetico sforzo finale, nel 1919.
Se la severa disciplina di Cadorna, oltre alle dure parole di papa Benedetto XV sull'«inutile strage» che avevano colpito i militari più religiosi e ai lunghi mesi in trincea, aveva fiaccato l'esercito, la ritirata sul fronte del Grappa-Piave consentì all'esercito italiano, ora in mano a Diaz, di concentrare le sue forze su di un fronte più breve, meglio difendibile, e, soprattutto, con un mutato atteggiamento tattico, impostato alla difesa del territorio nazionale. Ciò ricoprì di un nuovo significato morale la guerra e consentì il compattamento delle truppe e della nazione, presupposto per la cosiddetta «Vittoria finale».
Gli austro-ungarici fermarono gli attacchi in attesa della primavera del 1918, preparando un'offensiva che li avrebbe dovuti portare a penetrare nella pianura veneta. La fine della guerra contro la Russia fece sì che la maggior parte dell'esercito impiegato sul fronte orientale potesse spostarsi a ovest.
L'offensiva austro-ungarica arrivò il 15 giugno: l'esercito dell'Impero attaccò con 66 divisioni nella cosiddetta Battaglia del solstizio (15 - 23 giugno 1918), che vide gli italiani, finalmente rincuorati, resistere all'assalto e, anzi, infliggere al nemico pesantissime perdite. Gli austro-ungarici, per i quali la Battaglia del solstizio era l'ultima possibilità per dare una svolta al conflitto e ribaltarne le sorti, persero le loro speranze, visto che il paese era ormai a un passo dal baratro, assillato dall'impossibilità di continuare a sostenere lo sforzo bellico sul piano economico e soprattutto su quello morale, data l'incapacità della monarchia di farsi garante dell'integrità dello stato multinazionale asburgico. Con i popoli dell'impero asburgico sull'orlo della rivoluzione, l'Italia anticipò ad ottobre l'offensiva prevista per il 1919, per impegnare le riserve austro-ungariche ed impedire loro la prosecuzione dell'offensiva sul fronte francese.
Da Vittorio Veneto, il 23 ottobre partì l'offensiva, con condizioni climatiche pessime. Gli italiani avanzarono rapidamente in Veneto, Friuli e Cadore e il 29 ottobre l'Austria-Ungheria si arrese. Il 3 novembre, a Villa Giusti, presso Padova l'esercito dell'Impero firmò l'armistizio; i soldati italiani entrarono a Trento mentre i bersaglieri sbarcarono a Trieste, chiamati dal locale comitato di salute pubblica, che però aveva richiesto lo sbarco di truppe dell'Intesa.
| « 4 novembre 1918, ore 12
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l'Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.[...] |
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(Dal comunicato del Comando Supremo "Bollettino della Vittoria")
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Il giorno seguente, mentre il Generale Armando Diaz annunciava la vittoria, venivano occupate Rovigno, Parenzo, Zara, Lissa e Fiume. Quest'ultima pur non prevista tra i territori nei quali sarebbero state inviate forze italiane venne occupata, come previsto da alcune clausole dell'Armistizio, in seguito agli eventi del 30 ottobre 1918 quando il Consiglio Nazionale, insediatosi nel municipio dopo la fuga degli ungheresi, aveva proclamato, sulla base dei principi wilsoniani, l'unione della città all'Italia. L'esercito italiano forzò comunque la linea del Trattato di Londra intendendo occupare anche Lubiana, ma fu fermato poco oltre Postumia dalle truppe serbe. I cinque reparti della Marina entravano a Pola. Il giorno seguente venivano inviati altri mezzi a Sebenico che diventava la sede principale del Governo Militare della Dalmazia.
[modifica] Teatri meridionali
[modifica] I fronti ottomani
| Per approfondire, vedi la voce Teatro di guerra del Medio Oriente. |
[modifica] Premessa
Benché ritenute di importanza secondaria rispetto ai fronti europei, l'insieme delle campagne militari che coinvolsero l'Impero Ottomano durante la prima guerra mondiale ebbero una importanza decisiva per la storia delle nazioni coinvolte e per i successivi sviluppi avvenuti nella regione mediorientale nel corso del XX secolo. Tra i fattori più importanti che mossero i protagonisti del conflitto occorre ricordare:
- La rivalità storica fra gli imperi russo e turco nella regione del mar Nero e del Caucaso
- I giacimenti di petrolio in Persia, fondamentali per la Royal Navy e per la prosperità dell'Impero britannico
- Ragioni di prestigio, essendo le grandi potenze europee non disposte ad accettare termini da un impero musulmano in declino, ed essendo invece i popoli turchi desiderosi di rivincita e di una posizione nuovamente dominante nel Vicino Oriente ed in Asia Centrale
- Il completamento della linea ferroviaria Berlino-Baghdad, che avrebbe permesso alla Germania di accedere rapidamente via terra alle risorse petrolifere del Vicino Oriente e di muovere truppe alle porte dell'India, il gioiello dell'Impero britannico. Tale obiettivo richiedeva in via preliminare la conquista della Serbia, l'unico territorio attraversato dalla linea Berlino-Baghdad non controllato dalle Potenze Centrali.
L'Impero ottomano, dopo molte sollecitazioni da parte degli Imperi Centrali si unì a loro il 29 ottobre 1914[4], creando una minaccia per i territori russi del Caucaso e per le comunicazioni britanniche con l'India e l'Oriente attraverso il Canale di Suez. Cause principali dell'ingresso in guerra furono sia la germanofilia del ministro ottomano della guerra Enver Pasha[5], che l'1 agosto 1914 aveva firmato con la Germania un trattato segreto di natura militare e alimentare, sia la mancata consegna da parte del governo britannico di due nuovi incrociatori leggeri.
Infatti l'Impero ottomano entrò in guerra dopo una lunga schermaglia diplomatica tra britannici e tedeschi. La Gran Bretagna commise l’errore di sequestrare due corazzate del tipo "dreadnought", la Sultano Osman I e la Reshadieh, appena costruite nei cantieri britannici per la Marina turca.
In Turchia, l’indignazione fu enorme perché i soldi per le due unità erano stati raccolti con una grande sottoscrizione popolare, alla quale avevano partecipato anche le classi più povere del Paese. I tedeschi approfittarono dell’incidente: inviarono a Costantinopoli il nuovissimo incrociatore da battaglia Goeben e l’incrociatore leggero Breslau. Il 29 e 30 ottobre 1914 le due navi tedesche, con altri vascelli turchi, bombardarono le postazioni russe sulle coste del Mar Nero. La Turchia aveva fatto la sua scelta di campo: e il 31 ottobre 1914, Gran Bretagna, Francia e Russia le dichiararono guerra.
[modifica] La Campagna del Caucaso
| Per approfondire, vedi la voce Campagna del Caucaso. |
Nella zona del Caucaso l'obiettivo iniziale degli ottomani era la riconquista dei territori dell'Anatolia orientale persi durante la Guerra turco-russa del 1877-1878, ed in modo particolare le città di Kars e Batumi. Lo schieramento iniziale degli Ottomani sul Caucaso era formato dalla Terza Armata, per un totale di circa 120.000 uomini[6], a questa si opponeva l'Armata del Caucaso, forte di circa 100.000 uomini[7], comandata sulla carta dal generale Illarion Ivanovič Voroncov-Daškov, il viceré del Caucaso russo, e sul campo, per gran parte della guerra, dal generale Nikolaj Nikolaevič Judenič. Teatro della campagna del Caucaso fu un territorio montuoso in cui le vie di comunicazioni erano quasi inesistenti e le condizioni ambientali per i soldati estremamente difficili, soprattutto durante i periodi invernali.
L'obiettivo a lungo termine di Enver Pasha, ministro della guerra e supremo comandante dell'esercito ottomano, era far rientrare i territori dell'Asia centrale nella sfera di influenza turca; tuttavia egli non era un grande stratega[8]. Enver Pasha decise di prendere l'iniziativa sul fronte del Caucaso nel dicembre 1914, attaccando frontalmente nel settore di Sarıkamış con la Terza Armata le posizioni dei russi, avvantaggiati dal terreno montagnoso e dalle rigide condizioni ambientali; la battaglia di Sarıkamış si rivelò una terribile disfatta per gli ottomani che persero quasi interamente le forze impiegate.
Tra il 1915 ed il 1916 il comandante russo Judenič grazie una serie di vittorie riuscì a far arretrare le posizioni turche lungo tutto il fronte del Caucaso meridionale, conquistando importanti città ottomane fra cui Erzurum, Erzincan e Trebisonda.
Nelle intenzioni del nuovo comandante russo dell'Armata del Caucaso, il granduca Nikolaj Romanov, che prese il posto di Voroncov-Daškov, vi era la costruzione di una linea ferroviaria fra la Georgia ed i territori conquistati, in modo di rendere più rapido l'afflusso di truppe e rifornimenti al fronte per una nuova offensiva prevista per il 1917.
Tuttavia nel marzo 1917, a seguito della rivoluzione russa di febbraio, lo Zar Nicola II fu spodestato e l'Armata Russa del Caucaso iniziò a sfaldarsi. Durante questo periodo di caos la situazione politica e militare nella regione del Caucaso russo si complicò a causa dell'emergere di nuovi elementi, quali ad esempio le attività di guerriglia di unità militari irregolari, sia contro i russi in ripiegamento sia contro i turchi, che, sebbene provati dalle numerose sconfitte subite, puntavano ad occupare le posizioni abbandonate dai russi in tutta la regione.
L'ostacolo maggiore all'avanzata dei turchi fu posto dalle unità irregolari e dalle milizie armene sotto il comando del generale Tovmas Nazarbekian, già appartenente all'Armata del Caucaso, mentre Drastamat Kanayan[9], detto Dro, svolgeva il ruolo di commissario civile dell'amministrazione dell'Armenia occidentale. Il conflitto fra turchi ed armeni proseguì anche dopo il trattato di Brest-Litovsk.
[modifica] Le campagne degli alleati
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Gli alleati (britannici, francesi, australiani e neozelandesi) aprirono nel 1915 un nuovo fronte con lo sbarco nei pressi di Gallipoli che avrebbe dovuto condurre rapidamente alla presa degli Stretti Turchi e di Istanbul. Tuttavia i turchi riuscirono con successo a contenere gli attacchi degli alleati, che alla fine, sia per le gravi perdite subite sia per la situazione di stallo, decisero di evacuare la zona di Gallipoli fra il dicembre 1915 ed il gennaio 1916. In Mesopotamia invece, dopo il disastro dell'assedio di Kut (1915-16), i britannici si riorganizzarono e catturarono Baghdad nel marzo 1917.
Più a ovest, in Palestina, gli iniziali fallimenti britannici vennero ribaltati con la conquista di Gerusalemme nel dicembre 1917 e la Forza di spedizione egiziana guidata da Edmund Allenby che sconfisse le forze ottomane nella battaglia di Megiddo (settembre 1918). Decisiva, nella campagna britannica in Medio Oriente, fu l'azione di T.E. Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d'Arabia che, riuscendo a coinvolgere le tribù arabe contro l'Impero Ottomano, conquistò il porto di Aqaba, sul Mar Rosso e successivamente la città di Damasco.
[modifica] Il fronte serbo
Dopo aver respinto tre tentativi di invasione, operati dalle forze austro-ungariche dall'agosto al dicembre del 1914, la Serbia cedette all'urto del contingente di 500.000 uomini, formato da Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria, guidato da feldmaresciallo August von Mackensen. L'offensiva degli Imperi Centrali, lanciata in Kosovo il 6 ottobre 1915, frantumò la resistenza dei 250.000 serbi, in un feroce scontro nella piana dei Merli, già teatro di una precedente disfatta serba, nel XIV secolo. Completamente in rotta, le truppe serbe tentarono di raggiungere l'Albania, dove il porto di Valona era saldamente presidiato dall'Esercito Italiano, o il nord della Grecia, dove una forza franco-britannica di 200.000 uomini era sbarcata a Salonicco, il 5 ottobre, per tentare di unirsi all'esercito serbo. Le truppe degli Imperi Centrali incontrarono la forte resistenza delle popolazioni civili nelle varie cittadine che rallentò l'avanzata dei vincitori; come nella cittadina di Pirot, dove le colonne dell'esercito bulgaro vennero seriamente impegnate da una moltitudine di ragazzi e donne, armati solo di coltelli e rudimentali bombe a mano. La ritirata dell'esercito serbo si trasformò in una vera ecatombe per i 70.000 prigionieri austro-ungarici al seguito, già debilitati da mesi di durissima prigionia, che vennero falcidiati dalle malattie e dagli stenti. Di questi, solo 27.000 giunsero a Valona e, molti, in condizioni disperate per la denutrizione, il tifo e il colera. Le autorità sanitarie italiane tentarono ogni mezzo per salvare le loro vite, fino all'alimentazione con latte e brodo di gallina, dopo che la distribuzione del normale rancio aveva causato centinaia di morti per l'atrofia dell'apparato digerente dovuta al lungo digiuno.
[modifica] La Grecia
La Grecia, guidata da Re Costantino I, si dichiarò allo scoppio del conflitto neutrale, tuttavia la zona di Salonicco fu impiegata dagli Alleati come base di appoggio per le operazioni sul fronte serbo e bulgaro. La situazione precipitò nel 1917: il re mostrò un atteggiamento propenso a sostenere gli Imperi Centrali. Per non correre rischi, gli Alleati lo rovesciarono e lo sostituirono con suo figlio Alessandro, che il 27 giugno dichiarò guerra agli ottomani e iniziò le operazioni in Tracia, che fu occupata nell'anno successivo.
[modifica] Il ruolo italiano
Anche l'Italia diede il suo contributo alla campagna contro gli Ottomani sul fronte balcanico. Due divisioni di 10.000 uomini furono sbarcate a Salonicco e diedero battaglia durante la campagna in Serbia. Le navi principali furono invece ancorate a Valona e altri porti albanesi. Furono decisive anche quando gli Ottomani tentarono un fallito attacco a Suez, unendosi agli inglesi. Inoltre, nella guerra italo-turca, la Regia Marina aveva distrutto la quasi totalità della flotta ottomana, indebolendo molto un già affaticato impero.
[modifica] Teatri asiatici: il contributo giapponese
| Per approfondire, vedi la voce Teatro dell'Asia e del Pacifico della prima guerra mondiale. |
L'Impero Giapponese dichiarò guerra alla Germania il 23 agosto 1914, trovandosi alleato dell'Impero russo sconfitto 9 anni addietro nella Guerra russo-giapponese. Lo stato giapponese aveva come imperatore, dal 1912, Taishō, sotto il cui regno si stava attraversando un periodo di benessere economico e di sviluppo militare.
Nel 1914 la Marina Imperiale Giapponese era senza dubbio la forza più potente nel Pacifico, superiore perfino alle flotte inglese e americana nell'area[10]: essa disponeva di 22 corazzate, 2 incrociatori da battaglia, 15 incrociatori corazzati, 19 incrociatori, 50 cacciatorpediniere, 40 torpediniere e 13 sommergibili. Tutte le unità erano di recente costruzione e molte erano prodotte in patria secondo i migliori standard militari europei: molte parteciparono in seguito anche alla seconda guerra mondiale. Poco dopo il 23 agosto, le truppe giapponesi sbarcarono 150 kilometri a nord della base tedesca di Tsingtao, assediando la città che capitolò il 7 novembre successivo; in breve tempo la marina nipponica acquisì il controllo di vaste zone del Pacifico e dell'isola di Palau, costringendo alla ritirata le unità tedesche presenti. La squadra navale del viceammiraglio Maximilian Johannes von Spee fu costretta a rientrare verso la Germania attraverso lo stretto di Magellano e venne poi affondata dagli inglesi nella battaglia delle Falkland. L'operato della marina giapponese impedì attacchi all'India, all'indocina e alla Malesia.
Neutralizzate le colonie e la flotta tedesche ed assicuratosi il controllo dell'Oceano Pacifico, il Giappone rimase in relativa tranquillità fino al 1917, quando su pressante richiesta dei francesi fu inviata una squadra navale per dare la caccia agli u-boot tedeschi nel Mediterraneo, che stavano tagliando le linee di rifornimento marittime della Francia, già sotto pressione sul fronte nord[11]. La flotta giapponese nel Mediterraneo era comandata dal viceammiraglio Satou ed era costituita dall'incrociatore Akashi e dodici cacciatorpediniere, fra cui il Katsura, il Kusunoki e l'Ume, tutte unità modernissime, che eliminarono con efficienza ogni minaccia al traffico mercantile alleato. Politicamente e moralmente, fu per il Giappone un successo clamoroso: era infatti la prima flotta asiatica della storia a combattere con successo nei mari occidentali.
[modifica] Rovesciamento delle sorti
Il 1917 vide l'ingresso in guerra degli Stati Uniti a fianco delle potenze dell'Intesa, mentre il collasso dell'impero russo permise alla Germania di spostare ad ovest le truppe dispiegate sul fronte orientale (ed in secondo luogo all'Austria di rafforzare il fronte italiano). Sarebbe stato dunque sul fronte occidentale che sarebbe stato deciso l'esito della guerra.
[modifica] Ingresso degli Stati Uniti
All'inizio del 1917 tre elementi spingevano a favore di un impegno militare americano a fianco dell'Intesa.
Sebbene nel dicembre 1916 gli imperi centrali fossero riusciti ad impadronirsi di un importante canale di approvvigionamento con l'occupazione della Romania e l'acquisizione del controllo della regione danubiana, il nulla di fatto con cui si era conclusa la battaglia dello Jütland (31 maggio - 1 giugno 1916) aveva lasciato agli inglesi il dominio dei mari, permettendo loro di mantenere il blocco navale ai danni della Germania. Il giogo del blocco marittimo britannico era ormai diventato un problema ineludibile, ma d'altro canto i vertici militari erano confidenti che, una volta annientato il blocco, avrebbero potuto risolvere la partita sul fronte occidentale nel giro di pochi mesi; così i vertici tedeschi si risolsero per estendere la guerra sottomarina, anche se ciò comportava inevitabilmente la prospettiva del coinvolgimento americano. In effetti gli Stati Uniti erano assurti al ruolo di grande potenza industriale già all'inizio del secolo, e nel corso del primo decennio avevano proceduto ad incrementare la produzione del 76%; all'inizio degli anni '10 gli Stati Uniti erano anche tra i maggiori esportatori di prodotti alimentari (leader in particolare nelle esportazioni di cereali e carne bovina); nei primi tre anni di guerra il volume delle esportazioni americane in Europa si era quadruplicato, nonostante il commercio con la Germania fosse azzerato dal blocco inglese. Pertanto la prospettiva tedesca di incentivare la guerra sottomarina, al di là delle ripercussioni sui sentimenti umanitari e sulle sensibilità delle diverse opinioni pubbliche, avrebbe necessariamente leso gli enormi interessi commerciali dei paesi fornitori, primi fra tutti gli USA. Il primo febbraio 1917 la Germania formalizzò la cosiddetta guerra sottomarina indiscriminata: da quel momento in avanti ogni nave diretta ai porti dell'Intesa sarebbe stata considerata un bersaglio legittimo; pochi giorni dopo gli Stati Uniti ruppero le relazioni diplomatiche col Reich.[12]
Sempre all'inizio del 1917, nell'eventualità del coinvolgimento americano i tedeschi provarono a sondare il Messico per un'alleanza economico-militare contro gli USA; ma il Telegramma Zimmermann (16 gennaio) venne intercettato dagli inglesi, fatto pervenire al governo statunitense mediante canali diplomatici (21 febbraio), quindi pubblicato dalla stampa (1 marzo). Una volta che la notizia ebbe a rivelarsi attendibile, l'opinione pubblica americana reagì con forte preoccupazione: gli USA in quel momento avevano grossi interessi economici in Messico, per via degli ingenti investimenti effettuati e del delicato quadro geopolitico della regione conseguente alla guerra civile messicana; i fiorenti traffici (più o meno legali) di frontiera ed il flusso migratorio in ingresso erano considerati irrinunciabili; infine la semplice promessa tedesca di ricompense territoriali a spese dell'Unione fu considerata irritante.[13]
Dal punto di vista economico, vi era sul piatto una questione ancora più stringente di quella delle esportazioni messe a repentaglio dalla guerra sottomarina. Infatti già nel corso dei primi due anni di guerra i rapporti di forza tra i sistemi finanziari americano ed europeo si erano rovesciati: se inizialmente gli europei avevano contribuito a finanziare in larga parte l'industrializzazione americana, ora gli USA erano diventati creditori nei confronti di tutti paesi europei impiegati nello sforzo bellico. Ma all'inizio del 1917 la situazione creditizia degli opposti schieramenti era ormai pesantemente asimmetrica, dacché, se il debito tedesco ammontava a circa 27 milioni di dollari, quello inglese si attestava attorno ai 2 miliardi: ossia era oltre settanta volte superiore. Pertanto una sconfitta dell'Intesa avrebbe provocato la prevedibile insolvibilità dei principali creditori degli americani, e le ripercussioni sulla loro economia sarebbero state a dir poco disastrose.[14]
Il presidente Woodrow Wilson presentò al Congresso la proposta di entrare in guerra; il 6 aprile 1917 gli USA dichiararono guerra alla Germania.
L'esercito statunitense e la Guardia Nazionale erano già stati mobilitati nel 1916 per dare la caccia al rivoluzionario messicano Pancho Villa, il che rese gli spostamenti più veloci. La Marina statunitense fu in grado di inviare un gruppo di navi da guerra a Scapa Flow per unirsi alla flotta britannica e un gruppo di incrociatori a Queenstown, in Irlanda, per aiutare a scortare i convogli. Comunque, occorse del tempo prima che le forze statunitensi fossero in grado di contribuire significativamente sul fronte occidentale e su quello italiano. Con l'entrata in guerra degli USA, si crea una potentissima alleanza: la grande potenza economica, i due imperi più grandi del tempo (Impero britannico e Impero russo), delle nazioni economicamente forti (Italia, Francia, Giappone e gli stati del Commonwealth che erano sotto il controllo del Regno Unito ma godevano di ampia autonomia). Tutta questa potenza era contrapposta all'Impero tedesco, potente ma alleato con due nazioni decadenti (Impero ottomano e Impero austro-ungarico) e con la piccola Bulgaria che, pur tenace, non rappresentava un ostacolo insormontabile: la vittoria era quindi prossima.
Britannici e francesi insistettero sull'invio di fanteria statunitense per rinforzare le linee. Durante la guerra, le forze americane furono a corto di una propria artiglieria, aviazione e di unità del genio. Comunque, il generale John J. Pershing, comandante della forza di spedizione americana, rifiutò il disgregamento delle unità statunitensi, suggerito dagli alleati per utilizzarle come rinforzo di quelle francesi e britanniche.
[modifica] Offensiva tedesca del 1918
| Per approfondire, vedi la voce Kaiserschlacht. |
L'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917 aveva reso certo l'eventuale arrivo di nuovi uomini per le potenze dell'Intesa, mentre il ritiro della Russia e la disfatta italiana di Caporetto avevano permesso il trasporto di truppe tedesche ad ovest. Quattro successive offensive tedesche seguirono quella del 27 maggio, portando a guadagni in direzione di Parigi, comparabili a quelli dell'avanzata del 1914.
Il 21 marzo 1918 la Germania lanciò una grossa offensiva, l'«Operazione Michael», contro le truppe britanniche e del Commonwealth. L'esercito tedesco aveva sviluppato una nuova tattica che prevedeva l'utilizzo di incursori addestrati ad infiltrarsi nelle trincee e catturarle. L'artiglieria tedesca alle 4.40 del mattino, iniziò un bombardamento di 5 ore con 6000 boa Forza di spedizione britannica (BEF), tanto che il loro comandante, il maresciallo di campo Sir Douglas Haig, emise un ordine generale l'11 aprile che dichiarava: «Con le spalle al muro, e credendo nella giustezza della nostra causa, ognuno di noi deve combattere fino alla fine». Comunque, per quel momento, l'offensiva tedesca si era fermata, a causa di problemi logistici. I contrattacchi dei canadesi e delle forze dell'ANZAC spinsero indietro i tedeschi.
Parallelamente, in giugno, anche gli austro-ungarici operarono una violenta offensiva sul fronte italiano, nel tentativo di sfondare la linea del Piave e giungere fino alla valle Padana, chiudendo definitivamente la partita con gli italiani. Ma in quella che fu poi definita la Battaglia del solstizio, gli italiani non solo seppero resistere alla potente offensiva, ma anzi inflissero pesantissime perdite agli austro-ungarici, che videro così sfumare l'ultima occasione di vittoria, peraltro in un quadro di gravissima difficoltà interna economica e sociale, dovuta al protrarsi del conflitto.
[modifica] Vittoria dell'Intesa
| Per approfondire, vedi le voci Offensiva dei cento giorni e Battaglia di Vittorio Veneto. |
La forza di spedizione americana, comandata dal generale John J. Pershing, entrò in battaglia in numeri significativi nell'aprile 1918. Nella battaglia di Bosco Belleau, dal 1º al 30 giugno 1918, la seconda divisione, comprendente il Corpo dei Marines, aiutò ad annullare l'offensiva tedesca che minacciava Parigi.
Il 18 luglio 1918, alla battaglia di Château-Thierry, le forze francesi e statunitensi andarono all'offensiva. L'esercito britannico, usando un gran numero di carri armati, attaccò ad Amiens l'8 agosto causando tale sorpresa e confusione che il comandante in capo tedesco, generale Ludendorff, disse che fu «il giorno più nero dell'esercito tedesco».
Il 12 settembre la Prima Armata statunitense, che era stata recentemente costituita dalla Forza di spedizione americana, andò all'attacco del saliente di Saint-Mihiel, che la Germania occupava dal 1914. Questo saliente minacciava la linea ferroviaria Parigi-Nancy. Le forze americane erano carenti di supporto dell'artiglieria, che veniva fornito da francesi e britannici. Questa fu anche la prima occasione in cui vennero usati i carri armati americani, guidati dal tenente colonnello George Smith Patton. Quattro giorni dopo il saliente era stato ripulito.
Alle 5.30 del 26 settembre le forze americane iniziavano l'offensiva Mosa-Argonne, che continuò fino alla fine della guerra; si misero in moto più di 700 carri armati seguiti dalla fanteria e i tedeschi furono costretti a ripiegare di 5km.[15]. Un posto di osservazione chiave dei tedeschi, sulla quota 305 a Montfaucon-d'Argonne venne catturato il 27 settembre, quel giorno i tedeschi prigionieri furono più di 23.000. Circa 18.000 americani caddero durante l'offensiva, che fu la prima condotta dagli Stati Uniti come esercito indipendente. Il generale Pershing puntava al fiume Reno, che si aspettava di oltrepassare all'inizio del 1919.
Il 24 ottobre l'esercito italiano, con un limitato supporto alleato (3 divisioni francesi, 2 inglesi, un reggimento americano) iniziò la sua offensiva (che durò fino al 4 novembre) che vide lo scontro tra 55 divisioni italiane contro 60 austriache. Il comando italiano aveva studiato bene il piano, che non prevedeva attacchi frontali, ma un colpo concentrato su un unico punto per spezzare il fronte. Il punto prescelto era Vittorio Veneto, dove la 5ª e la 6ª Armata austriaca si congiungevano: quindi un punto nevralgico per i collegamenti. L'offensiva iniziò con una manovra diversiva, la 4ª Armata iniziò un attacco sul Monte Grappa, attirandosi contro la maggioranza dei rinforzi austriaci. La piena del Piave costrinse all'inazione quel fronte, gli austriaci credettero che quello della 4ª armata fosse l'attacco principale e continuarono a contrastarlo con tutte le forze.
Nella notte tra 28 e 29 anche sul Piave si passò all'attacco, le prime ore furono terribili, la corrente era forte e le teste di ponte restavano spesso isolate, ma alla fine l'8ª Armata superò il fiume ed iniziò ad avanzare, la 10ª e la 12ª si allargarono sulle sue ali per coprire l'avanzata, il fronte si spezzò e si innescò una processo di disfacimento che rese l'esercito imperiale ingovernabile. Il profilarsi della sconfitta fece aumentare le diserzioni, interi reparti abbandonarono le linee; il 30 ottobre l'esercito italiano era a Vittorio Veneto, mentre altre unità militari italiane passavano il Piave ed avanzavano. La corsa proseguì per altri tre giorni, il 3 si arrivò a Trento, la marina sbarcò a Trieste, il 4 novembre l'Austria capitolò. Con il crollo dell' Impero Asburgico la minaccia dell'apertura di un nuovo fronte a sud divenne reale e la Germania, pur ancora sostanzialmente imbattuta e saldamente in territorio francese, sette giorni dopo l'Austria decise di abbandonare la lotta.
[modifica] Fine della guerra
| Per approfondire, vedi le voci Armistizio di Compiègne e Armistizio di Villa Giusti. |
La Bulgaria fu il primo tra gli Imperi Centrali a firmare l'armistizio (29 settembre 1918), seguito dalla Turchia (30 ottobre). La Germania richiese un cessate il fuoco il 3 novembre 1918, seguita dall'Austria-Ungheria. I combattimenti terminarono con l'armistizio concordato l'11 novembre a Compiègne. Austria e Ungheria firmarono due armistizi separati a seguito del rovesciamento della monarchia asburgica.
La sconfitta dell'esercito austro-ungarico venne annunciata all'Italia dal famoso bollettino del generale Armando Diaz il 4 novembre 1918: La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.[...] [16]
Il maggiore Harry S. Truman fece sparare i cannoni al suo battaglione fino agli ultimi minuti: La mia batteria sparò, com'era ordinato, fino alle 10.45 quando esplose l'ultimo colpo[17] Circa trent'anni dopo, il maggiore divenne presidente degli Stati Uniti. Fu lui a ordinare il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che pose fine alla seconda guerra mondiale. Si può in qualche modo dire che Truman fece terminare entrambe le guerre mondiali.
Sotto molti punti di vista, l'ultimo giorno della prima guerra mondiale, l'11 novembre 1918, fu uno dei più tragici del conflitto. Nonostante alle 5 ora francese fosse stato firmato l'armistizio, operativo dalle 11[18], i comandanti alleati, desiderosi di ottenere premi per ulteriori avanzate, mandarono al macello migliaia di propri soldati che i tedeschi, comunque ancora ben armati, uccisero facilmente.
Quando le lancette degli orologi segnarono le 11, "Ci fu un attimo di silenzio e di attesa, poi si udì uno strano mormorio, che gli osservatori in posizione molto arretrata rispetto al fronte paragonarono al soffio di una brezza leggera. Erano gli uomini che esultavano dal Vosgi fino al mare."[19]
Guglielmo II ostinatamente ordinò alla Flotta d'alto mare tedesca una sortita contro le navi alleate il 29 ottobre 1918, questa si ammutinò a Wilhelmshaven: morirono 9 marinai.
Il 9 novembre 1918 venne proclamata in Germania la repubblica, avvenimento che segnò la fine dell'Impero tedesco nato nel 1871. Il Kaiser fuggì il giorno seguente nei Paesi Bassi, dove gli venne garantito l'asilo politico fino alla morte (avvenuta nel 1941, poco tempo dopo l'occupazione militare dei Paesi Bassi da parte delle truppe del Terzo Reich di Hitler, durante la Seconda guerra mondiale).
[modifica] Caratteristiche distintive della guerra
| Per approfondire, vedi la voce Guerra di trincea. |
La prima guerra mondiale è considerata come la prima guerra moderna su larga scala. In realtà si presentava come una sorta di ibrido tra una tecnologia militare avanzata e una dottrina strategica di stampo post-napoleonico. Tra le innovazioni che avrebbero cambiato il volto della guerra ci fu l'uso estensivo della mitragliatrice a scopi prevalentemente difensivi. Un solo nido di mitragliatrice, purché ben provvista di munizioni, poteva tenere in scacco un'intera brigata, rendendo spesso vani i tentativi di attacco diretto. Conseguenza immediata di tale innovazione fu l'edificazione, in particolar modo sul fronte occidentale, di imponenti linee difensive, una catena di trincee che andavano dal Mare del Nord alla Svizzera.
Le dottrine di guerra tardarono nell'adeguarsi alla nuova situazione, affidate come erano a teorici dell'arte militare formatisi alla scuola di Carl Von Clausewitz, barone prussiano di inizio ottocento. Principale fondamento di tali dottrine era la guerra d'attacco, unica espressione dell'«élan vital», lo spirito vitale che, nelle parole di Ferdinand Foch, avrebbe assicurato la vittoria finale. Milioni di uomini furono irrazionalmente spinti ad esporsi inermi al fuoco della mitragliatrice, nel vano tentativo di conquistare, con la sola forza del numero, le posizioni nemiche e di dimostrare la superiorità del proprio spirito. L'artiglieria, che aveva conosciuto uno sviluppo tecnico vertiginoso dall'inizio del secolo, fu usata in chiave prevalentemente offensiva, come metodo, spesso inefficace, di scombinare le linee nemiche prima di un attacco. L'impatto psicologico determinato dall'uso estensivo dell'artiglieria pesante sui soldati intrappolati nelle trincee fu devastante, risultando spesso in forme gravi e peculiari di nevrosi.
La prima guerra mondiale vide anche l'uso delle armi chimiche e dei bombardamenti aerei, che erano stati entrambi messi fuori legge dalla Convenzione dell'Aia del 1907. Gli effetti delle armi chimiche si rivelarono duraturi, sia sui corpi delle vittime (molte delle quali, sopravvissute alla guerra, ne soffrirono per il resto della vita) che sulle menti dei comandanti della generazione successiva (Seconda Guerra Mondiale) che, avendone visto gli effetti nella Grande Guerra, erano riluttanti ad utilizzarli, temendo che il nemico avrebbe reagito disponendo magari di armamenti migliori.
L'evidente squilibrio tra una tecnologia avanzatissima e una tattica arcaica avrebbe determinato l'immane massacro della prima guerra mondiale e le sue conseguenze sulla cultura e la storia europea. Nasceva la guerra di posizione e di massa, in cui il vero obiettivo non era più la conquista del territorio nemico e dei suoi centri politici, ma l'esaurimento delle sue risorse.
La trincea rimane, nella letteratura storica e non, il simbolo negativo della prima guerra mondiale. Per quattro anni milioni di uomini furono costretti a convivere sotto terra, esposti agli agenti atmosferici e ai bombardamenti, in condizioni igieniche disastrose. La guerra veniva privata di ogni forma di idealismo, per diventare un'officina, in cui l'efficienza del massacro sopravanzava ogni considerazione umanitaria. Parziale eccezione fu quella dei piloti di aereo, visti come i moderni «cavalieri», per i quali la guerra non significava abbrutimento ma quasi un duello di stampo medievale, unico caso in cui l'eroismo propagandato dalle autorità militari trovava una fittizia applicazione.
Le condizioni della vita di trincea ebbero conseguenze enormi sullo sviluppo del conflitto. La diserzione e l'automutilazione erano all'ordine del giorno, tanto da richiedere l'intervento esteso e violentissimo delle autorità. Al contempo nell'inferno della trincea si sviluppavano fenomeni nuovi che avrebbero determinato la storia culturale successiva. Un intenso spirito di cameratismo tra i soldati semplici avrebbe favorito l'idealizzazione e ideologizzazione della guerra, elemento fondamentale per il successivo imporsi delle ideologie totalitarie. Al contempo la consapevolezza dei sacrifici a cui si era sottoposti alimentavano, soprattutto nelle classi popolari, la speranza di una maggiore partecipazione alla costruzione dell'Europa postbellica.
La guerra tecnologica vide la mobilitazione in scala mai vista di uomini e materiali e determinò una vera rivoluzione nelle prerogative dello Stato e un notevole ampliamento dei suoi poteri in tutte le nazioni coinvolte. La guerra vide anche il nascere del cosiddetto "fronte interno", quello dell'opinione pubblica da ammansire e mobilitare ideologicamente in favore della vittoria finale. In tutti gli stati partecipanti ebbe un ruolo crescente la propaganda, volta a raccogliere fondi, consensi, volontari. Tutti gli stati, consapevoli dell'immane sforzo richiesto ai cittadini e interessati principalmente alla vittoria nel conflitto, si spinsero in promesse di allargamento della democrazia a guerra finita, che non poterono essere del tutto disilluse al termine delle ostilità.
Altro punto che caratterizzò questo bagno di sangue fu il gran numero di giovani che vi parteciparono, tra i quali, in Italia, i "ragazzi del '99", richiamati alle armi a soli 17 anni. L'idea positiva della Guerra che si era inizialmente diffusa tra la gente venne ben presto abbandonata.
[modifica] Perdite
Molte delle più grandi battaglie della storia avvennero nel corso di questa guerra. Vedi battaglia di Ypres, battaglia del crinale di Vimy, battaglia della Marna, battaglia di Cambrai, battaglia della Somme, battaglia di Verdun, battaglia di Gallipoli, le 11 battaglie dell'Isonzo e quella di Caporetto.
Di seguito un elenco delle forze mobilitate, dei caduti, feriti, dispersi, prigionieri, suddivisi per nazione.
| Nazione | Mobilitati | Morti | Feriti | Dispersi o prigionieri |
|---|---|---|---|---|
| Imperi Centrali | ||||
| Impero austro-ungarico | 7.800.000 | 1.200.000 | 3.620.000 | 2.220.000 |
| Impero Germanico | 11.000.000 | 1.773.700 | 4.216.058 | 1.152.800 |
| Impero Ottomano | 2.850.000 | 325.000 | 400.000 | 250.000 |
| Bulgaria | 1.200.000 | 87.500 | 152.390 | 27.029 |
| Intesa | ||||
| Belgio | 267.000 | 13.716 | 44.686 | 34.659 |
| Impero britannico* | 8.904.467 | 908.371 | 2.090.312 | 191.652 |
| Francia** | 8.410.000 | 1.357.800 | 4.266.000 | 537.000 |
| Grecia | 230.000 | 5.000 | 21.000 | 1.000 |
| Regno d'Italia | 5.615.000 | 650.000 | 947.000 | 600.000 |
| Giappone | 800.000 | 300 | 907 | 3 |
| Montenegro | 50.000 | 3.000 | 10.000 | 7.000 |
| Portogallo | 100.000 | 7.222 | 13.751 | 12.318 |
| Romania | 750.000 | 335.706 | 120.000 | 80.000 |
| Impero russo (fino al 1917) | 12.000.000 | 1.700.000 | 4.950.000 | 2.500.000 |
| Serbia | 707.343 | 45.000 | 133.148 | 152.958 |
| Stati Uniti | 4.355.000 | 126.000 | 234.300 | 4.500 |
| Totale | 65.018.810 | 8.678.013 | 21.187.715 | 7.687.798 |
I dati dei morti comprendono i deceduti per tutte le cause, i dati dei dispersi comprendono dispersi e prigionieri di guerra
* dati ufficiali; i caduti delle nazioni facenti parte dell'Impero britannico sono così suddivisi:
-
- Regno Unito: 715.000
- Australia: 60.000
- Canada: 55.000
- India: 25.000
- Nuova Zelanda: 16.000
- Sudafrica: 7.000
** dati ufficiali; le truppe coloniali francesi contarono inoltre 114.000 caduti
[modifica] Vittime civili
- Impero austro-ungarico: 300.000
- Belgio: 30.000
- Regno Unito: 31.000
- Bulgaria: 275.000
- Francia: 40.000
- Germania: 760.000
- Grecia: 132.000
- Romania: 275.000
- Russia: 3.000.000
- Serbia: 650.000
- Turchia: 1.000.000
[modifica] Conseguenze
A causa della lunghezza della voce si veda Conseguenze della prima guerra mondiale per gli eventi e le ripercussioni che seguirono l'armistizio:
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Contenuti di Conseguenze della prima guerra mondiale |
[modifica] Note
- ^ a b c David Stevenson, La grande guerra - Una storia globale, Rizzoli, 2004. pp. 39-47 ISBN 88-1-00437-5
- ^ la guerra di Crimea del 1854-56, la seconda guerra di indipendenza italiana del 1859, la guerra austro-prussiana del 1866, la guerra franco-prussiana del 1870-71 e la guerra russo-turca del 1877-78
- ^ Mario Silvestri, Caporetto, una battaglia e un enigma, pag.3
- ^ le ostilità fra Russia ed Impero ottomano cominciarono il 29 ottobre senza una formale dichiarazione di guerra, si veda (EN) Turkey enters the war
- ^ Enver Pasha era, assieme a Mehmed Talat Pasha e Ahmed Djemal, uno dei membri del direttorio militare (i Tre Pascià) che guidava l'impero, nonché capo dell'esercito
- ^ la Seconda Armata fu schierata nel 1916, dopo la fine della Campagna dei Dardanelli
- ^ gli effettivi dell'Armata del Caucaso si ridussero a 65.000 circa dopo il ridispiegamento nell'autunno 1914 di due Corpi d'Armata russi sul fronte austro-prussiano
- ^ David Fromkin A peace to end all peace: the fall of the Ottoman Empire and the creation of the modern Middle East
- ^ anche Drastamat Kanayan era stato comandante di un reparto militare dell'Armata del Caucaso ed aveva comandato una unità di volontari armeni.
- ^ Minami, Hiroshi. 1987. Taishou bunka. Keisou shobou, Tokyo
- ^ Maruyama, Masao. 1990. Le radici dell'espansionismo. Ideologie del Giappone moderno. Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino
- ^ Negrelli , op. cit., sez.X, cap.1, par.III: guerra totale, (c) su tutti i fronti
- ^ Negrelli , op. cit., sez.X, cap.2, par.III: l'intervento degli Stati Uniti, (a) la rivoluzione messicana e le profferte tedesche
- ^ Negrelli , op. cit., sez.X, cap.2, par.III: l'intervento degli Stati Uniti, (b) tornaconto e ideali dei «grandi creditori»
- ^ La Grande Storia della Prima Guerra Mondiale - Martin Gilbert
- ^ Armando Diaz legge il Bollettino della Vittoria
- ^ La Grande Storia della Prima Guerra Mondiale - Martin Gilbert
- ^ Ferdinand Foch, Memorie, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1931.
- ^ The King's Grace - J.Buchan, pag. 203
[modifica] Bibliografia
- Roberto Mandel, Eroi Milanesi della Grande Guerra, La Lanterna Editrice, Milano, 1932.
- Piero Melograni, Storia politica della grande guerra, Laterza: Bari 1969.
- G. Lehner, Economia, Politica e Società nella prima guerra mondiale (Messina-Firenze,1973).
- Mario Silvestri, Isonzo 1917, ISBN 88-17-12719-1.
- Mario Silvestri, Caporetto. Una battaglia e un enigma, ISBN 88-17-10711-5.
- Gli eserciti del XX secolo, Curcio 1980.
- Arrigo Petacco, Le grandi battaglie del XX secolo, Curcio 1982.
- Eric J. Leed, Terra di nessuno, Bologna: Il Mulino, 1985, ISBN 88-15-06326-9.
- John Reed, La guerra nell'Europa orientale 1915, Pantarei, Milano 1997.
- Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano: Mondadori, 2000, ISBN 88-04-48470-5.
- David Stevenson, La grande guerra - Una storia globale, Milano, Rizzoli, 2004, ISBN 88-17-00437-5
- Antonio Gibelli, L'officina della guerra, Torino: Bollati Boringhieri, 2003, ISBN 88-339-1103-9.
- Emilio Lussu, Un anno sull'Altipiano, Einaudi, 2005, ISBN 978-88-06-17314-2.
- GianPaolo Ferraioli, Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX secolo. Vita di Antonino di San Giuliano (1852-1914), Soveria Mannelli: Rubbettino, 2007.
- Michele Rallo, L'intervento italiano nella prima guerra Mondiale e la Vittoria Mutilata, Settimo Sigillo, 2007.
- Giorgio Negrelli, L'età contemporanea, G.B. Palumbo & C. Editore, Palermo, settembre 1992.
- Lucio Fabi, Roberto Todéro, (prefazione di Walther Schaumann), Andar per Trincee. Sul Carso Triestino, Goriziano e Sloveno, Trieste, Transalpina Editrice, collana: Andar de Bora (a cura di Alessandro Ambrosi), 2005 (seconda ristampa) 2004 (prima edizione), ISBN 88-88281-01-0
- Roberto Todéro, Franco Bottazzi, Gianni Cabrera, Paolo Pollanzi, Bruno Scarcia, Trincee Nascoste. Sul Carso Triestino, Goriziano e Sloveno, Trieste, Transalpina Editrice, collana: Andar de Bora (a cura di Alessandro Ambrosi), 2008, ISBN 978-88-88281-01-0
[modifica] Voci correlate
- Cronologia della Prima guerra mondiale
- Schieramenti e armamenti nella Prima guerra mondiale
- Lista di personaggi associati alla prima guerra mondiale
- Battaglie famose
- Triplice Intesa
- Triplice Alleanza
- Comunismo
- Rivoluzione Russa (o Rivoluzione d'Ottobre)
- Seconda guerra mondiale
- Conferenza di Cannes
- Giornale di trincea
- Riccardo di Giusto, primo morto italiano della guerra
- Camille Mayer, primo morto tedesco della guerra
- Jules-André Peugeot, primo morto francese della guerra
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- La Grande Guerra 1915-1918: Foto dei campi di battaglia, ieri ed oggi.
- prima guerra mondiale: Un portale completo sulla prima guerra mondiale: antefatti, cause, dopoguerra e protagonisti della grande guerra.
- La Grande Guerra 1914-1918: La storia, i personaggi, la cronologia, gli armamenti, i memoriali, le pubblicazioni, gli approfondimenti, i filmati e le canzoni della prima guerra mondiale 1914-1918.
- Propaganda Propaganda prima, durante e dopo la prima guerra mondiale.
- Museo Storico di Trento, impegnato nella raccolta di documentazione popolare relativa al periodo della prima guerra mondiale
- Museo della guerra di Rovereto, tra i più forniti in Italia di documentazione sulla Grande Guerra.
- Forte Belvedere Gschwent, fortezza austro-ungarica e museo della Grande Guerra 1914-18 di Lavarone (TN).
- (EN) First World War.com, sito che descrive in dettaglio battaglie, protagonisti, armamenti.
- (EN) Arte della prima guerra mondiale raccolta curata dall' UNESCO di opere artistiche riguardanti la Grande Guerra.
- (FR) La stampa durante la prima guerra mondiale
- (EN) World War I document archive imponente raccolta di fonti primarie sulla prima guerra mondiale, in particolar modo materiale diplomatico.
- (EN) Trenches on the Web sito statunitense, interessante.
- Immagini di storia - prima guerra mondiale: Ricca raccolta di immagini sulla storia della prima guerra mondiale, in parte commentate.
- la festa dei ceri in guerra su Associazione Eugubini nel Mondo: La festa dei ceri di Gubbio venne fatta al fronte, nel 1917.
- Estratti dal libro di Lussu "Un anno sull'altipiano", sulla guerra di trincea
- Sulle Tracce della Grande Guerra Informazioni e documenti storici sulla Grande Guerra nell'area transfrontaliera tra la Valle del Natisone (Italia) e Kobarid (Caporetto, Slovenia)
- Riassunto per immagini della prima guerra mondiale
- Associazione culturale F. Zenobi Storia e itinerari della Grande guerra sul fronte dell'Isonzo
- Ampia raccolta di documenti, fotografie e testimonianze sull'esperienza di guerra di un Tenente della Regia Guardia di Finanza
