Lingua italiana

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Italiano ({{{nomenativo}}})
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Parlato in: Italia, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Slovenia, Croazia e Sovrano Militare Ordine di Malta, nonché presso le comunità di emigrati in Canada, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Venezuela, Uruguay, Germania, Francia, Belgio, Regno Unito e Lussemburgo.

Conosciuto da una parte significativa della popolazione in: Principato di Monaco, Corsica (Francia), Malta, e, in misura minore, in Albania, Montenegro, Eritrea, Somalia e Libia.

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Persone: 61,5 milioni[1]
Classifica: 19
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Tipologia: SVO sillabica
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Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italiano
    
     
      
       
        
         
          
           
            
             
              

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Statuto ufficiale
Nazioni: bandiera dell'Unione europea Unione europea
bandiera Italia
bandiera Svizzera
bandiera San Marino
Blank.pngbandieraBlank.png Città del Vaticano
Bandiera dell'Ordine di Malta Ordine di Malta
bandiera Croazia (bandiere Regione istriana)
bandiera Slovenia (Istria)
bandiera Brasile (lingua riconosciuta come "etnica" a Santa Teresa e Vila Velha)
Regolato da: Accademia della Crusca
Codici di classificazione
ISO 639-1 it
ISO 639-2 ita
ISO 639-3 ita  (EN)
ISO 639-5 {{{iso5}}}
SIL ita  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Il Padre Nostro
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Traslitterazione
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Lingua - Elenco delle lingue - Linguistica
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Distribuzione geografica dell'italiano
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Dialetti italiani
« ... del bel paese là dove 'l sì sona »
(Dante Alighieri, Inferno, canto XXXIII, vv. 79-80)

L'italiano (ascolta[?·info]) è una lingua romanza, diretta erede del fiorentino, appartenente al gruppo italico della famiglia delle lingue indoeuropee.

L'italiano modello[2] convive anche in Italia con un gran numero di idiomi neo-romanzi e ha delle varianti regionali, per via dell'influenza che su di esso esercitano le lingue regionali. L'italiano è lingua ufficiale dell'Italia, di San Marino, della Svizzera (insieme al tedesco, al francese e al romancio), della Città del Vaticano (insieme al latino) e del Sovrano Militare Ordine di Malta. È seconda lingua ufficiale, dopo il croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno, nelle città di Pirano, Isola d'Istria e Capodistria in Slovenia.
L'italiano è una delle 23 lingue ufficiali dell'Unione europea. L'italiano è inoltre diffuso in alcune aree dei paesi mediterranei e nelle comunità di origine italiana nei diversi continenti.

Indice

[modifica] Origine

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lingue parlate in Italia e Evoluzione della lingua italiana parlata.

L'italiano moderno è, come spesso accade con le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. Alla sua base si trova infatti il fiorentino letterario usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio, influenzato dalla lingua siciliana letteraria elaborata dalla Scuola siciliana di Jacopo da Lentini (1230-1250) e dal modello latino.

Il fiorentino trecentesco, come i moderni dialetti italiani, trae a sua volta verosimilmente origine dal latino volgare (parlato dal popolo, volgo) parlato in età classica (e non direttamente dal latino illustre, che fu la lingua usata dai letterati dell'epoca).

Mentre la lingua latina letteraria rimase cristallizzata, nel corso dei secoli la lingua parlata dalla plebe si trasformò, divenendo sempre più simile ai vari idiomi italiani attuali (e alle altre lingue romanze nel mondo romano fuori della penisola) e differenziandosi a seconda delle aree geografiche. Tra gli effetti comuni di questa mutazione si possono indicare per esempio la scomparsa dei casi e la nascita degli articoli. Per quanto riguarda gli articoli, il numerale latino unus, per esempio, che significava anche qualcuno, un tale divenne articolo indeterminativo (unus indeterminativo è usato anche da Ovidio nelle Metamorfosi); alcuni pronomi dimostrativi divennero articoli determinativi e nuovi dimostrativi vennero formati fondendo i vecchi ille e iste con eccu(m). Caddero inoltre le consonanti finali delle parole (es.: amat diventò ama).

Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento.

Il primo documento contenente un possibile esempio di volgare italiano è l'Indovinello veronese, rinvenuto da Schiapparelli nella Biblioteca Capitolare di Verona: è un testo vergato a mano sul bordo di un codice di origine spagnola tra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo.

Il primo documento sicuro di uso di un volgare italiano è invece un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal territorio di Benevento e risalente al 960: è il cosiddetto Placito capuano, che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra la stessa abbazia di Montecassino ed un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. È una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il genitivo "Sancti Benedicti", che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione "ko" (="che") e il dimostrativo "kelle" (="quelle"), morfologicamente il verbo "sao" (dal lat. "sapio") è prossimo alla forma italiana, ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.

Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe). Tuttavia l'assetto attuale della lingua è in sostanza quello del fiorentino trecentesco, ripulito dei tratti più marcatamente locali.

Tra i numerosi tratti che l'italiano riprende dal fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono citare per esempio, a livello fonetico, cinque elementi individuati da Arrigo Castellani:

  • i "dittonghi spontanei" ie e uo (piede e nuovo invece di pede e novo)
  • l'anafonesi (tinca invece di tenca)
  • la chiusura di e protonica (di invece di de)
  • l'evoluzione del nesso latino -RI- in i invece che in r (febbraio invece di febbraro)
  • il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro)

Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini (a cominciare da Pietro Bembo) e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Secondo una celebre definizione di Bruno Migliorini, «Se leggiamo una pagina di prosa, anche d'arte, degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del Cinquecento, ci è di solito abbastanza facile dire da quale regione proviene, mentre per un testo della fine del Cinquecento la cosa è assai malagevole»[3]. A partire da questo periodo gli storici della lingua parlano quindi ormai di lingua italiana in senso moderno, e non più di volgare fiorentino.

Di fatto l'italiano è stato lingua di uso quotidiano per fasce molto ridotte della popolazione italiana fino alla seconda metà dell'Ottocento. In seguito, grandi fattori storici come l'unificazione politica o la Prima guerra mondiale hanno contribuito a rendere l'uso della lingua molto più comune. Nella seconda metà del Novecento la diffusione è stata particolarmente rapida anche grazie al fondamentale contributo della televisione.

[modifica] Lessico

Il lessico della lingua italiana è descritto oggi da numerosi dizionari, impostati secondo criteri moderni, che includono circa 150.000 parole di uso consolidato. Alcuni dizionari però portano addirittura fino a 800.000 lemmi (Treccani); ma recenti studi stimano essere non più di 5.000 le parole di uso quotidiano nella lingua parlata.

Nel corso dei secoli il lessico dell'italiano ha accolto numerosi prestiti e calchi linguistici da altre lingue e culture.

[modifica] Prestiti da lingue prelatine

Alcune parole dell'italiano derivano da lingue parlate in Italia prima dell'avvento del latino. Hanno questa origine, per esempio, persona (proveniente dall'etrusco) e bufalo (proveniente dall'osco-umbro). Si suppone che queste parole siano entrate nell'italiano e nei dialetti italiani attraverso la mediazione del latino.

[modifica] Latinismi

Il lessico italiano deriva in massima parte dal latino volgare. Il lessico con questa origine non è quindi considerato prestito; in alcuni casi, però, parole modellate su parole del latino letterario sono state reintrodotte nei volgari italiani prima e nell'italiano poi, fino all'età contemporanea. Questo a volte ha creato coppie di parole con la stessa origine ma significato diverso. Dal latino VITIUM hanno origine per esempio sia la parola vezzo, per tradizione ininterrotta, che la parola vizio, reintrodotta sulla base dell'uso latino classico. Altri latinismi sono stati reintrodotti anche attraverso la mediazione di altre lingue.

[modifica] Grecismi

Dal greco sono entrati in italiano molti termini scientifici e religiosi, questi ultimi dovuti alla diffusione della Vulgata (la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico, bambagia).

[modifica] Ebraismi

Dall'Ebraico derivano parole usate nei riti cristiani come sabato, osanna, alleluia, pasqua e altre come manna.

[modifica] Arabismi

Numeroso il lessico che proviene da parole arabe, tra cui vegetali (arancia, limone, spinaci, zucchero), termini commerciali e amministrativi (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, sultano, califfo, sceicco, ammiraglio), scientifici (alchimia, alambicco, elisir), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero) e recentemente termini come burqa, intifada e kefiah.

[modifica] Francesismi

Dal francese medievale o dal provenzale provengono moltissimi termini, ad esempio: burro, cugino, giallo, giorno, mangiare, manicaretto, saggio, savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiero, lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il Medioevo i prestiti dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè, besciamella, ragù).

In epoca illuministica e quindi con Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino, complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo.

Nell'Ottocento entrano ancora parole come: casseruola, maionese, purè, paté, menù, ristorante, crêpe, omelette, croissant (cucina); boutique, décolleté, plisse, griffe, prêt-à-porter, fuseaux (moda); boulevard, toilette, sarcasmo, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur (anglismo passato al francese), chassis.

Il termine informatica entra rapidamente dopo la nascita del neologismo informatique nel 1962.

[modifica] Germanismi

In larga parte di origine longobarda o gotica sono diversi termini comuni in italiano. Per esempio: guerra, zanna, grinfia, stambecco, sapone, vanga, banda, guardia, elmo, albergo, spola, guercio, stanga, schiena, banca. Alcuni prestiti sono scandinavi come per esempio renna.

[modifica] Iberismi

Dallo spagnolo, prima e durante l'occupazione asburgica, sono giunti nell'italiano termini come infante, posata, brio, creanza, lazzarone, etichetta, sfarzo, sussiego, puntiglio, zaino, parata, guerriglia, cacao, ananas, amaca, cioccolata... Dal portoghese derivano parole come mais, patata, condor, lama, banana, cocco, mandarino (originariamente cinese), pagoda (originariamente cinese)... Tra questi, molti hanno origine dai nuovi referenti provenienti dalla scoperta dell'America.

Fra le lingue iberiche minoritarie che ebbero una certa influenza sull'italiano, va senz'altro menzionato il catalano, parlato, insieme al toscano o ai dialetti locali, in alcune corti medievali (in Sicilia, fra il XIII e il XV secolo, in Sardegna fra la prima metà del XIV e la prima metà del XVII secolo, e a Napoli nel corso del XV secolo).

[modifica] Anglismi ed americanismi

I prestiti dall'inglese sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del Settecento, ma considerevoli. Secondo Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8% del lessico complessivo. Va segnalato però che molti di tali termini sono a propria volta di origine latina pertanto non sono agevolmente identificabili come alloglotti.

Tra i primi ad entrare abbiamo colonia, costituzionale, petizione, adepto, inoculare, legislatura. Tra l'Ottocento ed il Novecento, grazie alla fortuna di romanzi quali Ivanhoe e L'ultimo dei mohicani, si diffondono nuovi prestiti come acquario, antidiluviano, autobiografia, pellerossa, inflazione ed integrali come milady, whisky.

Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed economico; molti sono prestiti di necessità, ovvero non traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, film, killer, partner, okay, puzzle, scout, spray, west, punk, rock; lessico finanziario come budget, marketing, meeting, business, part-time; informatico come click, cliccare, computer, formattare, hardware, software, mouse; sportivi come goal, corner, cross, assist, baseball, basketball, sponsor, hobby, zoom.

[modifica] Presenza nel mondo

Diffusione dell'Italiano nell'Unione Europea e negli stati candidati, sia come madrelingua che come seconda o terza lingua[4].

Le stime della Società di Linguistica Internazionale valutano che al mondo esistano circa 66,5 milioni di persone in grado di parlare italiano: 60 milioni di questi sono residenti in Italia e 6,5 sono residenti all'estero[1]. Stime simili hanno un certo grado di arbitrarietà per quanto riguarda la definizione (più o meno rigorosa) del "parlare italiano". Secondo fonti diplomatiche italiane il numero complessivo degli italofoni nel mondo si situa fra i 70 milioni (definiti come parlanti) e i 120 milioni (indicati come bacino d'utenza).[5]

In alcuni paesi l'Italiano è lingua ufficiale; in altri ha un uso relativamente diffuso, anche se privo di riconoscimento giuridico.

[modifica] Lingua ufficiale

L'italiano è lingua ufficiale in Italia, a San Marino, in Città del Vaticano (insieme al latino), in Svizzera (insieme a tedesco, francese e romancio), in tre comuni della Slovenia e nella Regione istriana (Croazia). Fu lingua ufficiale a Malta fino al 1934 e in Corsica fino al 1859. L'italiano è inoltre una delle 23 lingue ufficiali dell'Unione europea.

[modifica] Italia

In Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, prevede all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». La dicitura viene ripetuta dall'art. 1 del DPR n. 574 del 15 luglio 1988 "Norme di attuazione dello Statuto Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige" e richiamata dalla Legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano". Tuttavia la Costituzione della repubblica italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevede la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali.»: la proposta però non è ancora stata approvata dal Senato e in quanto modifica costituzionale necessita di doppia deliberazione da parte di ogni ramo del Parlamento.

Ripartizione delle lingue ufficiali in Svizzera (2000).

[modifica] Svizzera

In Svizzera la lingua italiana è una delle tre lingue ufficiali con il tedesco ed il francese (oltre al romancio che, pur non essendo ufficiale su tutto il territorio, è lingua nazionale in quanto lingua ufficiale del Canton Grigioni), e fra queste è la terza per numero di parlanti: in questo paese, secondo i dati del censimento dell'anno 2009, l'italiano è la lingua principale di 525.000 persone residenti nella Confederazione (pari al 6,8 % della popolazione), di cui 332.950 residenti nel Canton Ticino, dove l'italiano, oltre a essere lingua ufficiale, è considerato la lingua principale dal 83,1% della popolazione. L'italiano è inoltre considerato lingua principale dal 10,2 % della popolazione nel Canton Grigioni: sono di lingua italiana le valli meridionali di Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo (Grigioni italiano). L'italiano è diffuso infine nell'uso per ragioni turistiche nell'alta Engadina. L'unico comune svizzero sul versante settentrionale delle Alpi di lingua italiana (per ragioni risalenti alla riforma religiosa), Bivio, è invece oggi ormai sostanzialmente germanizzato. In questo comune la lingua italiana è ora parlata solamente dal 29% degli abitanti (erano ancora l'80% nel 1860).

Un censimento del 2000 ha tracciato una mappa svizzera delle diffusione delle lingue in Svizzera[6][7]. I risultati sono riportati di seguito:

  1. Ticino 332.950 83,1% (1ª lingua)
  2. Grigioni 19.106 10,21% (3ª lingua)
  3. Basilea Città 9.409 5,0% (2ª lingua)
  4. Glarona 1.689 4,42% (2ª lingua)
  5. Zurigo 49.750 3,99% (2ª lingua)
  6. Ginevra 15.191 3,67%
  7. Basilea Campagna 8.979 3,46% (2ª lingua)
  8. Argovia 17.847 3,26% (2ª lingua)
  9. Neuchatel 5.407 3,22% (3ª lingua)
  10. Soletta 7.678 3,14% (2ª lingua)
  11. Vaud 18.713 2,92% (3ª lingua)
  12. Turgovia 6.317 2,76% (2ª lingua)
  13. Sciaffusa 1.897 2,58% (2ª lingua)
  14. Zugo 2.525 2,52% (3ª lingua)
  15. San Gallo 10.640 2,35% (3ª lingua)
  16. Vallese 5.987 2,2%
  17. Berna 18.908 1,98% (3ª lingua)
  18. Lucerna 6.801 1,94% (3ª lingua)
  19. Svitto 2.447 1,90%
  20. Giura 1.210 1,77% (3ª lingua)
  21. Appenzello esterno 905 1,69% (3ª lingua)
  22. Nidvaldo 533 1,43% (2ª lingua)
  23. Uri 462 1,33% (3ª lingua)
  24. Friburgo 3.100 1,28%
  25. Obvaldo 329 1,01%
  26. Appenzello interno 134 0,92%
Distribuzione per comuni degli italiani madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).

[modifica] San Marino

Nella Repubblica di San Marino è lingua ufficiale dello Stato.

[modifica] Città del Vaticano e Sovrano Militare Ordine di Malta

Nella Città del Vaticano è usata correntemente ed è la lingua coufficiale della Santa Sede assieme al latino. Per tale motivo è diventata "lingua franca" della Santa Sede e le gerarchie ecclesiastiche spesso la utilizzano per comunicare tra di loro. È anche lingua ufficiale del Sovrano Militare Ordine di Malta.

[modifica] Slovenia

È seconda lingua ufficiale (dopo lo sloveno) nei tre comuni costieri di Capodistria, Isola d'Istria e Pirano.

[modifica] Croazia

Nella Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è seconda lingua ufficiale a livello regionale dopo il croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo il censimento ufficiale del 2001), e a livello comunale a: Buie, Castellier-Santa Domenica, Cittanova, Dignano, Fasana, Grisignana, Lisignano, Montona, Orsera, Parenzo, Portole, Rovigno, Torre-Abrega, Umago, Valle d'Istria, Verteneglio, Visignano, Visinada.

[modifica] Brasile

Recentemente in Brasile l'italiano è stato riconosciuto "lingua etnica" della popolazione di Santa Teresa e di Vila Velha, due comuni dello stato dell'Espírito Santo, e come tale è insegnato come seconda lingua obbligatoria in tutte le scuole comunali.[8]

[modifica] Diffusione nei paesi in cui l'italiano non è lingua ufficiale

L'italiano ha una diffusione significativa in diversi paesi in cui non è lingua ufficiale. Questa diffusione è legata a vicende storiche di vario genere: presenza coloniale, diffusione per emigrazione o immigrazione, annessione in altri paesi di territori in cui la popolazione faceva riferimento all'italiano.

[modifica] Diffusione nel Mediterraneo e nell'Africa orientale

L'area arancione è stata annessa alla Francia nel 1860; l'area gialla a sud della linea di demarcazione, a parte il territorio di Monaco, è stata annessa alla Francia nel 1947
Aree dialettali in Corsica

In Francia l'italiano è compreso da buona parte della popolazione della Corsica (anche grazie alla notevole similitudine tra i dialetti corsi e i dialetti toscani, e quindi all'italiano stesso). In Corsica infatti (ceduta alla Francia dalla Repubblica di Genova con il trattato di Versailles del 15 maggio 1768), fino alla stipula della Triplice Alleanza nel 1882, l'italiano fu di fatto lingua ufficiosa dell'isola. A Bastia si stampava un'edizione locale del quotidiano Il Telegrafo di Livorno e buona parta della borghesia locale si formava presso l'Università di Pisa. In seguito, i titoli accademici conseguiti in Italia non furono più riconosciuti.

L'italiano è pure compreso, se pur non parlato, nel Nizzardo (in cui, oltre al francese che è la lingua ufficiale, si parlano il provenzale e, in alcuni paesi, anche il ligure). L'area di Nizza fu ceduta alla Francia in periodi diversi: la gran parte nel 1860, Tenda, Briga Marittima e alcune frazioni furono ceduti al termine della Seconda guerra mondiale.

Nel Principato di Monaco, anche grazie all'immigrazione dall'Italia, la comunità italiana costituisce il 16% dei residenti del Paese[9], (ma secondo gli ultimi dati del Ministero degli Affari Esteri italiano, relativi alla fine del 2004, i cittadini italiani costituirebbero ben il 21%). Nonostante non abbia un riconoscimento ufficiale, l'italiano è la seconda lingua madre del Principato dopo il francese, unico idioma ufficiale dello Stato, e subito prima del monegasco, una variante del ligure, che invece gode dello status di lingua nazionale e come tale viene tutelato e insegnato in alcune scuole.

L'italiano è diffuso anche a Malta, ove è parlato e compreso dalla maggior parte della popolazione[4][10] grazie ai programmi televisivi e all'insegnamento scolastico e universitario. In queste isole l'italiano fu lingua ufficiale assieme all'inglese fino al 1934, anno in cui fu sostituito dal maltese. Tuttavia, oggi non gode di alcun riconoscimento ufficiale e non viene utilizzato dalla popolazione maltese se non in ambito turistico e commerciale con gli italofoni. Tuttavia è utilizzata come prima lingua da quasi il 2% dei Maltesi[11]

La buona conoscenza dell'italiano in Albania, così come in minor misura in Montenegro,[12] è principalmente dovuta alle tv e radio italiane, che possono essere viste attraverso una comune antenna televisiva, oltre che ai continui spostamenti, per questioni economiche, di albanesi sul suolo italiano.

L'italiano è ancora parlato, assieme alle varianti venete, in alcune zone costiere della Dalmazia dai Dalmati italiani.

In Slovenia e Croazia infine, pur non considerando coloro che hanno l'italiano come madrelingua, è conosciuto, come seconda o terza lingua, rispettivamente dal 15 e dal 14% della popolazione dei due Paesi[4].

Fuori d'Europa, l'italiano era diffuso anche nelle ex-colonie italiane in Africa: Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia (in quest'ultimo Paese è stato lingua ufficiale fino al 1963 ed è stato usato nell'insegnamento universitario fino al 1991, allo scoppio della guerra civile), ma ha sperimentato un costante calo già dalla fine della Seconda guerra mondiale e attualmente solo in alcune aree della Somalia e nella capitale dell'Eritrea, Asmara, viene parlato come seconda lingua prevalentemente da fasce di popolazione di età avanzata.

[modifica] Diffusione per emigrazione

Diffusione della lingua italiana negli Stati Uniti d'America secondo il censimento del 2000.

In altre nazioni, a causa della forte e prolungata emigrazione italiana nel mondo, esistono importanti comunità italiane.

Le comunità italiane hanno mantenuto una presenza significativa principalmente negli Stati Uniti, in Brasile, in Argentina, in Venezuela, in Uruguay, in Australia, in Canada, in Francia, in Germania, in Svizzera, in Belgio, in Cile e nel Regno Unito.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti uno studio relativo al censimento del 2000 colloca l'italiano al 6º-7º posto tra le lingue più parlate in casa (1.008.370 parlanti)[13][14].

In Australia, il censimento del 2006 colloca l'italiano al secondo posto (dopo l'inglese) tra le lingue più parlate in casa (316.893 parlanti)[15].

Secondo l'ultimo censimento del 2006 in Canada l'italiano è al quarto posto (dopo l'inglese, il francese e lo spagnolo) come lingua madre (660.945 parlanti) [16].

L'italiano ha in parte influenzato lo spagnolo parlato in Argentina e in Uruguay grazie alla forte immigrazione, anche se molti italianismi diffusisi in Argentina soprattutto nel lunfardo, il peculiare argot di Buenos Aires, sono ormai considerati arcaicismi in castigliano, oppure hanno mutato il loro significato rispetto alla voce italiana che li ha originati. Simile influenza, ma meno accentuata e limitata ad alcuni aspetti fonetici, viene registrata nel portoghese parlato a San Paolo e nel Brasile meridionale (in Rio Grande do Sul una varietà della Lingua veneta chiamata talian è diffusa nella regione montuosa dello stato).

[modifica] Posizione dell'italiano tra le lingue europee

L'Europa italofona.

Secondo un sondaggio dell'Unione europea a 15, relativo al 2001, l'italiano è al secondo posto per numero di parlanti madrilingua in ambito comunitario (16%), dopo il tedesco (24%) e accanto a francese e inglese, ma è quarta (18%) come lingua parlata. Un sondaggio più recente dell'Unione europea a 25, effettuato su un campione di 28.694 cittadini europei e relativo al 2006, ha confermato la seconda posizione dell'italiano quanto a numero di madrelingua comunitari, preceduta solo dal tedesco (18%), a pari merito con l'inglese (13%), e davanti al francese (12%), mentre lo colloca al sesto posto fra gli idiomi più parlati come lingua straniera (3%), preceduto da inglese (38%), francese (14%), tedesco (14%), spagnolo (6%) e russo (6%)[4].

[modifica] Studio dell'italiano all'estero

Dati del 2000 pubblicati nell'indagine Italiano 2000, promossa dal ministero degli Affari esteri e diretta dal linguista Tullio De Mauro dell'Università "La Sapienza" di Roma, evidenziano come l'italiano sia la quinta lingua straniera più studiata nel mondo[17].

Nel Canada anglofono l'italiano è la seconda lingua più studiata dopo il francese, mentre negli Stati Uniti e in Regno Unito è la quarta lingua straniera più studiata dopo francese, spagnolo e tedesco[18].

Nell'Europa dell'Est l'italiano risulta essere studiato con alte percentuali; in Ungheria è la seconda lingua studiata dopo l'inglese, in Russia contende la seconda piazza a francese e tedesco, mentre in Ucraina un'indagine piuttosto sorprendente dell'Accademia delle Scienze di Kiev colloca la nostra lingua al primo posto tra le lingue straniere studiate. A Vienna l'italiano è, dopo l'inglese, la lingua straniera più studiata. Caso eclatante è il Montenegro, dove la lingua italiana è stata introdotta nel 1995 nel secondo ciclo della scuola dell'obbligo[19], ma anche come lingua facoltativa in alcune scuole elementari. Attualmente ben 30.000 studenti di tre facoltà universitarie hanno scelto l'italiano, su una popolazione nazionale di appena 600.000 abitanti[20].

Oltre a ciò, il Ministero degli Affari Esteri censisce, nella propria rete, 90 istituti di cultura, 179 scuole italiane all'estero e 111 sezioni italiane presso scuole straniere[21].

[modifica] Cittadini italiani residenti all'estero

Dal sito del Ministero degli esteri,[22] aggiornato al dicembre 2007, risultano presenti forti comunità di cittadini italiani residenti all'estero; queste cifre indicano solo i cittadini italiani residenti (presumibilmente tutti, o quasi, italofoni) e non tutti gli italofoni presenti nei diversi paesi:


In particolare è significativo il dato del Principato di Monaco e di San Marino, dove i cittadini italiani costituiscono oltre il 20% della popolazione residente totale.
In totale, i cittadini italiani all'estero sono 2 166 655 in Europa, 322 353 in Nordamerica, 1 203 947 in Centro e Sudamerica, 84 038 in Africa, 31 977 in Asia, 119 234 in Oceania.

[modifica] Fonetica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fonologia dell'italiano.

Oltre alla sua gradevolezza e la sua cantabilità, alcuni studi hanno dimostrato che l'italiano è la lingua più chiara da sentire in caso di disturbi telefonici o in ambienti rumorosi[23].

tri/digrammi CH CI GH GI GL(I) GN(I) SC(I)
Fonemi italiani: /a/ /b/ /k/ /ʧ/ /d/ /e/ /ɛ/ /f/ /g/ /ʤ/ /i/ /j/ /l/ /ʎ/ /m/ /n/ /ɲ/ /o/ /ɔ/ /p/ /r/ /s/ /z/ /ʃ/ /t/ /u/ /w/ /v/ /ʦ/ /ʣ/
Lettere A B (Q) C D E F G I L M N O P R S T U V Z

[modifica] Vocali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sistema vocalico italiano.
fonema parole
[a] nave, galassia
[e] pianéta, réte
[ɛ] sfèra, zèro
[i] mito, riso
[o] confrónto, órdine
[ɔ] vuòto, bucòlico
[u] numero, nulla

[modifica] Consonanti

Tra parentesi quadre gli allofoni secondari di /n/ e di /r/.

Bilabiale Labiodentale Dentale Alveolare Postalveolare Palatale Velare
Nasali m [ɱ] [n̪] n [nʲ] [ɲ] [ŋ]
Occlusive p b t d k g
Fricative f v s z ʃ
Affricate ʦ ʣ ʧ ʤ
(Poli)vibranti r
Monovibranti [ɾ]
Laterali l ʎ
Approssimanti j w

[modifica] Alfabeto

Ufficialmente, la lingua italiana ha un alfabeto di 26 lettere, ovvero equivalente a quello inglese. Ciò nonostante, l'italiano utilizza principalmente 21 lettere dell'alfabeto latino. In effetti 'j', 'k', 'w', 'x', 'y' esistono solo in parole d'origine straniera, dialettali di uso comune ("jella"), toponimi (Jesi, Jesolo), alcuni cognomi come Lo Jacono o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e (raramente sulla o e sulla a; una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (') su tutte le altre. L'accento circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe.

[modifica] Dialetti italiani

In Italia tutte le lingue romanze parlate insieme all'italiano, ma diverse rispetto all'italiano modello, sono chiamate nell'uso comune "dialetti italiani". Molti dialetti sono lingue a tutti gli effetti, ed è importante distinguere fra dialetti d'Italia (ovvero parlate linguisticamente distinte dall'italiano, ma non ufficialmente riconosciute come lingue) e dialetti dell'italiano (ovvero varianti della lingua-modello). Al di fuori degli ambiti delle lingue romanze riconosciute dallo Stato Italiano (sardo, friulano, francese, occitano, francoprovenzale, ladino e catalano), il primo gruppo include lingue non riconosciute dallo Stato italiano, come il piemontese, il napoletano, il ligure, il siciliano, il veneto, il lombardo e le rispettive varianti regionali. Il secondo gruppo invece include tutte le varianti dell'italiano modello, spesso chiamate con l'appellativo di "italiano popolare", le quali si distinguono almeno su due dimensioni, ovvero quella geografica e quella sociale [24]. La distinzione tra lingue e dialetti è stata talvolta utilizzata dagli studiosi (come Francesco Bruni) per discernere tra la lingua che costituiva la koinè italiana, e quelle che hanno avuto poca parte nella sua formazione, quali albanese, greco, tedesco, ladino, occitano, sardo e catalano, che sono ancora parlate dalle minoranze.

La maggior parte delle lingue minoritarie citate (fanno eccezione alcuni dialetti e/o varietà linguistiche che si ricollegano a idiomi che godono di una diffusione e di un prestigio internazionali quali il francese e il tedesco[25]) non sono generalmente usati nella comunicazione di massa e sono usualmente limitati ai parlanti nativi in contesti informali, mentre vari dialetti dell'italiano sono discernibili all'interno dei canali di comunicazione, con una ovvia prevalenza del dialetto laziale. Nel passato, parlare in lingua minoritaria (o in un dialetto d'Italia) era spesso deprecato come segno di scarsa istruzione. In alcune regioni, come il Veneto (dove secondo le statistiche ISTAT 2007 ancora la metà dei giovani parla veneto come madrelingua) o la Sicilia, le parlate locali sono molto diffuse. Per quanto riguarda le varianti dell'italiano, le differenze fra varianti regionali possono essere dimostrate da vari fattori: l'apertura della vocali, la lunghezza delle consonanti, e l'influenza della parlata locale (per esempio, annà rimpiazza andare nell'area di Roma).

[modifica] Premi Nobel per la letteratura di lingua italiana

[modifica] Note

  1. ^ a b Scheda su Ethnologue.
  2. ^ Si indica con questo termine la lingua "ideale", caratterizzata dall'uso della grammatica e dei tempi verbali classici, in maniera omogenea e senza variazioni regionali, provinciali, o sociali della pronuncia. Recentemente questo italiano è stato spesso definito standard.
  3. ^ Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, Firenze, Sansoni, 1960, p. 303.
  4. ^ a b c d Eurobarometer - Europeans and their Languages, pag. 13 e tabella pag. 152
  5. ^ III RAPPORTO TECNICO dell'Ambasciata d'Italia presso la Confederazione Elvetica (novembre 2004); documento .pdf.
  6. ^ Statistiche federali sintetiche
  7. ^ Statistiche federali analitiche
  8. ^ Consolato Generale d’Italia Rio de Janeiro http://www.consriodejaneiro.esteri.it/NR/rdonlyres/B5441797-1D44-4AA4-BE11-4C55B35CD529/0/RIOITALIA12.pdf
  9. ^ Italiani nel Principato di Monaco.
  10. ^ Situazione dell'italiano a Malta. (documento .pdf)
  11. ^ http://www6.gencat.net/llengcat/noves/hm04primavera-estiu/docs/a_branchadell.pdf
  12. ^ Diffusione dell'italiano in Montenegro
  13. ^ http://www.census.gov/prod/2003pubs/c2kbr-29.pdf
  14. ^ http://www.census.gov/population/cen2000/phc-t20/tab05.pdf
  15. ^ http://www.abs.gov.au/AUSSTATS/abs@.nsf/7d12b0f6763c78caca257061001cc588/5a47791aa683b719ca257306000d536c!OpenDocument
  16. ^ www12.statcan.ca
  17. ^ Italiano 2000 - "Interpretazioni generali dello stato dell’italiano nel mondo"
  18. ^ http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/esteri/italiano-rivincita/italiano-rivincita/italiano-rivincita.html?ref=search
  19. ^ Insegnamento dell'italiano in Montenegro
  20. ^ Insegnamento dell'italiano in Montenegro
  21. ^ Dati del Ministero degli Affari Esteri
  22. ^ Anagrafe Consolare
  23. ^ Studi citati sul sito di Piron, sezione in italiano. Si riporta inoltre che la seconda lingua per chiarezza è l'esperanto, mentre l'inglese, a causa delle sue numerose vocali e suoni poco chiari rimane dopo le prime 10 lingue
  24. ^ Carla Marcato, Dialetto, Dialetti, Italiano. Bologna: Il Mulino, 2002.
  25. ^ Fra questi vanno segnalati soprattutto il francoprovenzale, parlato nella Valle d'Aosta e i dialetti tirolesi dell'Alto Adige. Va comunque rilevato che coloro che utilizzano tali varietà idiomatiche hanno rispettivamente il francese e il tedesco come lingue di cultura e di comunicazione di massa, non le parlate più propriamente autoctone

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