Freddie Mercury
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| Freddie Mercury | ||
|---|---|---|
| Nazionalità | ||
| Genere | Hard rock[1] Glam rock[2] Heavy metal[2] Rock progressivo[1] Pop rock[1] Musica classica[1] |
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| Periodo di attività | 1969 – 1991 | |
| Strumento | Pianoforte Clavicembalo Chitarra |
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| Album pubblicati | 2 (5 postumi) | |
| Studio | 2 | |
| Raccolte | 5 postume | |
| Si invita a seguire lo schema del Progetto Musica | ||
Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara (Stone Town, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991), è stato un cantante, compositore e musicista britannico di origini indiane.
Considerato un vero e proprio frontman[3][4], Mercury è stato nel 1970 uno dei fondatori della rock band britannica dei Queen, in cui ha ricoperto il ruolo di leader fino al 1991, anno della morte. Era noto inoltre per l'abilità vocale (con un'estensione pari a tre ottave senza l'uso del falsetto) e per le memorabili esibizioni dal vivo[5][6][7]. Come compositore scrisse, tra gli altri, brani quali Bohemian Rhapsody, We Are the Champions, Somebody to Love, Killer Queen, Don't Stop Me Now e Crazy Little Thing Called Love. Oltre all'attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera da solista che lo portò a pubblicare due album: Mr. Bad Guy e Barcelona, il cui omonimo singolo fu frutto della collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballé e fu scelto come inno ufficiale dei XXV giochi olimpici[8].
Malato da tempo di AIDS, è deceduto a causa di una broncopolmonite il 24 novembre 1991, il giorno dopo l'ammissione pubblica della sua grave patologia[9]. Tutt'oggi è considerato uno dei più grandi artisti nella storia della musica e, nel 2008, il magazine statunitense Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi[6][10].
Indice |
[modifica] Infanzia
Farrokh Bulsara nacque a Stone Town e trascorse l'infanzia nella sua terra d'origine, l'isola di Zanzibar, 25 chilometri al largo della costa della Tanzania. I genitori, Bomi e Jer Bulsara[11] erano originari del Gujarat (stato dell'India occidentale), ma avevano dovuto trasferirsi in Africa a causa del lavoro del padre, cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie[1]. Quest'ultimo era un praticante di un derivato dell'antica religione zoroastriana. La famiglia era completata dalla sorella minore di Farrokh, Kashmira[12].
| Per approfondire, vedi la voce The Hectics. |
Nel 1954, all'età di otto anni, fu mandato al collegio scolastico del St. Peter's Boys School, a Panchgani, Mumbay, in India[13], e fu proprio in questo luogo che Farrokh iniziò ad essere chiamato Freddie[1]. Oltre a possedere un notevole talento artistico (era un ottimo disegnatore), Mercury eccelse anche nello sport; era un abile velocista e pugile, raggiungendo buoni risultati anche in altre discipline sportive come l'hockey su prato, il cricket e il tennis tavolo[13]. Durante la permanenza al collegio ebbe anche la sua prima esperienza musicale, formando insieme a quattro compagni la band dei The Hectics, che si esibiva durante feste o eventi scolastici e di cui Freddie era il pianista[14].
Dopo avere trascorso gran parte dell'adolescenza in India con la nonna e la zia e dopo aver fatto ritorno in patria nel 1962, a 17 anni dovette spostarsi con la famiglia in Inghilterra per via della rivoluzione di Zanzibar, che stava minando la stabilità politica del paese[15]. I Bulsara si stabilirono in una piccola casa a Feltham, vicino Londra[16]. Freddie intanto proseguì gli studi all'Isleworth Polytechnic di Isleworth (oggi West Thames College) e, più tardi, ottenne un diploma in arte e design grafico presso l'Ealing Art College[17].
[modifica] Influenze musicali
Dimostrò sin da bambino particolare interesse per la musica e crebbe ascoltando le sonorità orientali della cantante Lata Mangeshkar, che Mercury poté ammirare dal vivo durante il soggiorno in India[18]. Dopo lo spostamento a Londra iniziò a conoscere la musica dei maggiori artisti del periodo, come Jim Croce, Elvis Presley, Jimi Hendrix, John Lennon e dei gruppi dei Led Zeppelin, The Rolling Stones, The Who, The Beatles[19]. Freddie era attratto anche dalla cantante e attrice Liza Minnelli, tanto che in un'intervista dichiarò: «Una delle mie prime influenze artistiche fu Cabaret. Adoro Liza Minnelli, il modo in cui interpreta i suoi brani è pura energia»[20].
[modifica] Carriera
[modifica] Dagli Ibex agli Smile: l'incontro con May e Taylor
Mentre lavorava presso alcuni periodici di Kensington, si unì agli Ibex di Liverpool: tale gruppo cambiò in seguito nome in Wreckage, ma si sciolse con l'arrivo degli anni settanta. Farrokh rispose allora a un annuncio dei Sour Milk Sea, che stavano cercando un cantante. Avendolo sentito in prova, gli altri membri del gruppo restarono impressionati dalla sua voce e lo ingaggiarono, facendolo cantare in alcuni concerti ad Oxford. Dopo questa esperienza il nuovo cantante decise di seguire la band dell'amico Tim Staffell, gli Smile, dandogli anche alcuni consigli su come eseguire una buona rappresentazione nei concerti. Non molto tempo dopo, Tim Staffell lascerà gli Smile, accettando un'ottima offerta di un altro gruppo: gli Humpy Bong.
Negli Smile, ove suonavano anche Roger Taylor alla batteria e Brian May alla chitarra, Freddie sostituì allora Staffell, che ne era il bassista e cantante. Conobbe anche Chris Smith con il quale incominciò a comporre: fu in quel periodo che scrisse una delle sue prime canzoni (Stone Cold Crazy), che fu però pubblicata solo nel terzo album dei Queen, Sheer Heart Attack.
Il giovane Bulsara terminò gli studi accademici nel giugno del 1969.
[modifica] La nascita dei Queen
| Per approfondire, vedi la voce Queen. |
Con lo scioglimento degli Smile e il contemporaneo fallimento dei Wrackage, Roger, Brian e Freddie si ritrovarono e decisero insieme di formare un nuovo gruppo. Fu proprio il cantante di Stone Town che, dopo essersi appropriato del nome d'arte di Freddie Mercury (in onore di Mercurio, messaggero degli dei che successivamente sarebbe stato citato in My Fairy King), scelse il nome della neo-band: Queen.
| « È un nome corto, semplice e facile da ricordare; poi esprime quello che vogliamo essere, maestosi e regali. Il glam è parte di noi, vogliamo essere dandy » | |
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(Freddie Mercury[21])
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I tre si concentrarono quindi sulla ricerca di un bassista. La scelta ricadde su John Deacon, un ragazzo di Leicester conosciuto a una festa[21]. Mercury e il resto del complesso, con lo scopo di acquisire maggior confidenza con il palcoscenico, affrontarono il loro primo tour in Cornovaglia già nel 1971, ripetendo l'esperienza nel 1972 a Wembley come collaudatori delle rinnovate strutture del De Lane Lea Studios[21].
Per volere di Freddie, la prima decade dei Queen fu caratterizzata dalle stravaganti esibizioni che talvolta sfociarono in spettacoli teatrali; fu questo il periodo in cui Mercury e May si presentarono ai concerti truccati e vestiti totalmente in bianco e nero[22], in cui il frontman chiuse i live lanciando rose agli spettatori, brindando con loro e intonando l'inno nazionale del Regno Unito, God Save the Queen[23] e in cui lo stesso cantante apparve con l'aspetto di un motociclista, abbigliato con giubbotto di pelle nera e indossando da contrasto le scarpe dette ballerine[24]. Il rapporto con i mass media, sin dalle origini, si rivelò pessimo. In particolare la stampa inglese definì il primo lavoro del gruppo, l'album Queen, «rock da supermercato», ventilando un plagio degli stessi nei confronti dei Led Zeppelin. Fu così che le interviste di Freddie si fecero sempre più rare[22]. Di contro si strinse un forte legame con il pubblico, colpito dall'entusiasmo e dall'energia con cui il complesso li coinvolgeva direttamente durante le apparizioni dal vivo[22].
[modifica] L'esperienza da solista
Durante l'incisione dell'album Queen, Mercury cantò nei singoli I Can Hear Music e Goin Back, rispettivamente cover delle originali dei The Ronettes e di Dusty Springfield, sotto lo pseudonimo di Larry Lurex, peraltro coadiuvato dagli stessi May e Taylor con i loro rispettivi strumenti[21].
A cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta portò avanti un progetto-solista ben più continuo, grazie a cui pubblicò due album studio e vari singoli. Anche se il successo riscontrato non fu paragonabile per vendite a quello ottenuto con i Queen, i due dischi e alcuni brani contenuti in essi riuscirono a entrare nella top ten della UK Albums Chart e della UK Singles Chart. La prima fatica fu Love Kills (1984), inserita tra le colonne sonore nel rifacimento della pellicola di Fritz Lang Metropolis[25]. Scritta a due mani con il compositore italiano Giorgio Moroder, raggiunse la decima posizione nella classifica britannica[26].
I due dischi da solista sono Mr. Bad Guy (1985) e Barcelona (1988). Il primo è un album pop caratterizzato anche da sonorità disco e dance, mentre Barcelona fu registrato con il soprano spagnolo Montserrat Caballé e non poté che risentire di tale collaborazione; l'album combina elementi della musica popolare a elementi propri della lirica, con forti influenze rock. Nella classifica del Regno Unito l'opera giunse alla posizione numero otto, mentre in Spagna il successo fu assai più considerevole[27], venendo selezionata la title-track come inno ufficiale dei giochi olimpici svoltisi a Barcellona nel 1992[8]. A un anno dalla morte del cantante, Montserrat Caballé si esibì alla cerimonia di apertura dei giochi cantando in duetto con Freddie Mercury, presente su uno schermo, Barcelona.
Nel 1987 partecipò in qualità di cantante al musical Time di Dave Clark: scrisse e interpretò le ballate Time e In My Defence. Allo stesso anno risale anche la cover dei The Platters The Great Pretender, edita su singolo nel mese di febbraio, stabilitasi alla quinta posizione nella classifica inglese e collocabile tra i maggiori successi del Mercury solista[26].
Collaborò inoltre con diversi cantanti, tra cui Billy Squier, Jo Dare, Eddie Howell e The Cross, gruppo quest'ultimo parallelo ai Queen fondato da Roger Taylor. In rete sono reperibili due brani, mai pubblicati ufficialmente, frutto di una breve collaborazione con Michael Jackson risalente al 1983: sono State of Shock, in cui duettarono vocalmente, e una versione primigenia di There Must Be More To Life Than This, nella quale Freddie accompagnò al piano Jackson. Tale canzone sarebbe poi stata nuovamente registrata dal solo Mercury e inserita nel suo Mr. Bad Guy.
[modifica] La sessualità
Il 1976 segna un'altra importante svolta nella sua carriera musicale e nella sua vita privata: Mercury, probabilmente conscio di non essere totalmente eterosessuale, trasforma il suo rapporto di amore e passione con Mary Austin in un rapporto di amore fraterno. Nemmeno i suoi genitori sono al corrente della sua bisessualità: quando sono in visita nella sua casa a Garden Lodge, Mercury chiama sempre Mary per creare un'atmosfera di normalità agli occhi dei genitori.
Mary Austin gli rimase vicino fino all'ultimo, occupandosi di lui, costretto a letto dalla sua malattia. Secondo dichiarazioni da lei rilasciate, Mercury andava a trovarla frequentemente sul posto di lavoro, e prima di trovare il coraggio di chiederle di uscire passarono cinque o sei mesi. Mercury conobbe la Austin perché amica di Brian May: gli venne presentata durante una discussione che lui ebbe con May riguardo al nome da dare al gruppo. Mary Austin è sempre stata messa in cattiva luce da molti amici di Mercury, soprattutto dopo che egli le lasciò la metà del suo patrimonio, facendole ereditare così oltre quattro milioni di sterline (come testimonia il testamento dell'artista); Mary Austin inoltre ereditò da Mercury la sua casa a Londra, nella quale andò ad abitare. Molti collaboratori del cantante, tra i quali il giardiniere Jim Hutton, che fu anche l'ultimo amante di Freddie Mercury, furono così costretti ad abbandonare la dimora di Garden Lodge.
Nonostante i dissapori con alcuni amici gay dell'artista, Mary Austin fu una presenza costante nella sua vita, partecipando spesso alle tanto amate feste organizzate da Mercury.
Nel 1980 Freddie si mostrerà al pubblico con un look vistosamente differente: capelli corti e baffi, secondo il look detto "clone", come a segnare una rottura con il passato. Il 1981 sarà un anno di transizione, la vita pazza e sregolata di Monaco mette a dura prova la sua persona e alcune sue amicizie. Le sue feste erano sempre dei grandi eventi in maschera, dove si mischiavano molte diversità sessuali in modo molto aperto (come si vede nel video di Living On My Own, ambientato a Monaco durante il trentanovesimo compleanno di Mercury all'Henderson's Club).
Dopo una parentesi solistica con l'album Mr. Bad Guy (suo pseudonimo), che non ottenne molto successo, tornò a lavorare con i Queen, vivendo liberamente la propria bisessualità, spesso schernendo gli intervistatori che gli chiedevano se fosse gay, a volte negando e altre volte ammiccando e dicendo frasi come "sono gay come una giunchiglia". Insomma: non ammise mai apertamente di essere in parte omosessuale, ma non fece nulla per smentirlo. I Queen girarono un videoclip in cui lui e tutti i componenti dei Queen apparivano provocatoriamente travestiti da donne (la proposta originale fu di Roger Taylor, il batterista, da un'idea della sua ragazza ispirata da una soap opera: Coronation Street[28]). Mercury smentì però la connotazione omosessuale del video con questa frase: "Ma il travestimento del video di "I Want to Break Free" non è affatto una dichiarazione di appartenenza gay; se avessi fatto una cosa del genere, la gente si sarebbe messa a sbadigliare. Mio Dio, guarda Freddie che dice di essere gay perché è una cosa di moda."
[modifica] Gli ultimi anni di vita
Nel 1987 aveva ormai abbandonato la sua vita attiva. Infatti, non partecipò più a concerti, asserendo che un uomo di 40 anni non poteva saltare con una calzamaglia indosso. Alcune testate scandalistiche cominciavano a sospettare che Mercury fosse effettivamente malato.
Si fecero sempre più rare le apparizioni pubbliche, e rinchiuso nella sua villa di Earls Court (Londra). Mercury nascose il segreto della sua malattia anche agli altri membri dei Queen, ma, ciò nonostante, le sue condizioni di salute si facevano sempre più chiare. Anche i compagni avevano saputo della malattia.
Si trasferì dal Regno Unito a Montreux in Svizzera, dove acquistò un appartamento, la Duck House. La sua ultima apparizione in pubblico fu nel video della canzone These Are The Days Of Our Lives, tratta dal suo ultimo album con i Queen, Innuendo; nelle immagini, il cantante appare molto dimagrito, con le occhiaie, con un vestito elegante e senza più i suoi celebri baffi. In questa ultima apparizione, le ultime parole del video sono "I still love you" .
Rientrò in Inghilterra due settimane prima della fine (come confermato da David Richards al Freddie Mercury Memorial Day, a Montreux, nel 2005), per stare vicino ai suoi cari.
[modifica] Morte
Come dichiarò Jim Hutton, nella primavera del 1987 fu diagnosticato a Mercury il morbo dell'AIDS[29], sebbene il cantante proprio in quel periodo avesse dichiarato di essere risultato negativo al test. Nonostante le smentite, la stampa britannica seguì i sempre più numerosi rumour sulla malattia dell'artista, alimentati dall'aspetto particolarmente asciutto, dall'improvviso stop dei tour dei Queen e dalle confessioni di alcuni amanti pubblicate sulle pagine dei tabloid[30].
Il 22 novembre 1991 Mercury convocò nella sua casa di Earls Court il manager dei Queen Jim Beach per redigere un comunicato ufficiale. Il giorno dopo, il 23 novembre, fu fornito alla stampa il seguente annuncio:
| « Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell'HIV, ho contratto l'AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità. Spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia[31] » |
A poco più di 24 ore dal comunicato, Mercury morì il 24 novembre 1991 all'età di 45 anni. Causa ufficiale del decesso fu una broncopolmonite aggravata da complicazioni dovute all'AIDS[9]. I funerali furono celebrati da un sacerdote zoroastriano; tra gli altri presenti alla cerimonia, John Deacon, Brian May, Roger Taylor, Elton John e David Bowie. Il corpo venne cremato al Kensal Green Cemetery.
Nel testamento il cantante affidò la maggior parte dei suoi beni all'amica Mary Austin, mentre il resto del patrimonio fu diviso tra i genitori e la sorella. Inoltre, lasciò 500.000 sterline allo chef privato Joe Fanelli, 500.000 all'assistente personale Peter Freestone, 100.000 all'autista Terry Giddings e 500.000 a Jim Hutton[32]. Mary Austin continuò a vivere con i genitori di Mercury nella Garden Lodge. Jim Hutton invece si trasferì quattro anni più tardi in Irlanda e qui dimorò fino al 2010, anno della morte[32][33]. Quest'ultimo collaborò nella stesura di una biografia del 2000 dal titolo Freddie Mercury, the Untold Story e concesse un'intervista al The Times in ricordo del 60° compleanno del suo compagno[29].
[modifica] Dopo la morte
[modifica] Continua popolarità
Non è chiaro in che misura contribuì la prematura morte di Mercury alla fama nel mondo del suo gruppo di appartenenza. Negli Stati Uniti, zona storicamente ostile ai Queen, le vendite dei dischi della band britannica aumentarono esponenzialmente nel 1992, anno seguente la morte del cantante. Sempre nel 1992, un critico americano osservò che «era entrato in scena ciò che ai cinici piace definire fattore star deceduta, e in questo modo i Queen trascorsero un periodo di rinascita»[34]. Il film Fusi di testa, nelle sale lo stesso anno, diede grande popolarità al brano Bohemian Rhapsody, portandolo alla seconda posizione della Billboard Hot 100 vent'anni dopo la pubblicazione.
Secondo la RIAA (Recording Industry Association of America), i Queen hanno venduto 32.5 milioni di album negli Stati Uniti, circa metà dei quali distribuiti dal giorno del decesso di Mercury[35].
[modifica] Commemorazioni
A Montreux (Svizzera) venne costruita dalla scultrice ceca Irena Sedlecká una statua in onore del cantante; tale monumento misura circa tre metri in altezza, si affaccia sul Lago di Ginevra e fu inaugurato il 25 novembre 1996 da Bomi Bulsara e Montserrat Caballé. Così dal 2003, ogni anno, fan di Freddie si recano in Svizzera per rendergli omaggio, partecipando al Freddie Mercury Montreux Memorial Day durante il primo fine settimana di settembre[36]. In tutto il mondo sono sparse oltre cento sculture che lo rappresentano[37].
Il servizio postale britannico, Royal Mail, emise un francobollo raffigurante Mercury e facente parte di una speciale serie detta Millennium stamp[38]. Venne inoltre posta una targa nel luogo dell'abitazione dei Bulsara a Feltham, dove Farrokh e famiglia si stabilirono nel 1964.
Da alcune dichiarazioni del chitarrista Brian May, emerse che sarebbe in fase di progettazione un film sulla vita e la carriera del leader dei Queen; a interpretare il suo ruolo potrebbe essere Johnny Depp. «Credo che qualcuno abbia compiuto, come al solito, un azzardo. Ma la notizia è vera, adesso siamo nella fase iniziale, Johnny Depp è fantastico: è il perfetto corrispondente di Freddie sul grande schermo. Non posso dire nulla di più». La pellicola sarebbe prodotta dalla TriBeCa Productions, compagnia cinematografica di proprietà di Robert De Niro[39].
La NECA (National Entertainment Collectibles Association), casa produttrice di action figure, creò due statuette di Freddie Mercury: l'una nella tenuta che indossò durante il Live at Wembley Stadium del 1986[40], l'altra nell'abbigliamento da biker che l'artista era solito indossare durante alcune esibizioni dal vivo[41].
Nella serie anime Cromartie High School uno dei personaggi, chiamato appunto Freddie, è chiaramente ispirato al cantante britannico per atteggiamenti e somiglianza fisica[42].
[modifica] Tematica AIDS
La morte di Mercury rappresentò un significativo passo nella storia dell'AIDS, poiché mise al corrente milioni di ammiratori sparsi in tutto il mondo della minaccia dell'HIV[43]. Nella primavera del 1992 i restanti membri dei Queen fondarono il Mercury Phoenix Trust e organizzarono il Freddie Mercury Tribute Concert, come campagna di sensibilizzazione sull'AIDS[44]. Il Mercury Phoenix Trust raccolse milioni di sterline, mentre il concerto-tributo al cantante, che ebbe luogo a Wembley davanti 72.000 persone, vide presenziare guest star quali Robert Plant, Roger Daltrey, Extreme, Elton John, Metallica, David Bowie, Annie Lennox, Tony Iommi, Guns N' Roses, Elizabeth Taylor, George Michael, Def Leppard e Liza Minnelli. Lo spettacolo fu trasmesso in diretta in 76 paesi e raccolse circa un miliardo di ascoltatori[44].
[modifica] Pubblicazioni postume
Il 16 novembre 1992 uscì a quasi un anno dalla morte The Freddie Mercury Album (The Great Pretender negli Stati Uniti), una raccolta delle più celebri canzoni da solista, come Living On My Own, Barcelona e The Great Pretender. È invece dell'anno seguente Remixes, compilation di sei pezzi originali remixati da altri artisti.
Con l'arrivo del 2000 venne pubblicato Solo Collection, la più vasta raccolta di materiale in sua memoria; un box-set contenente dieci CD abbinati ad altri con sessioni di brani mai rilasciati ufficialmente e due DVD: The Untold Story e The Video Collection. Il 5 settembre 2006 fu messo in commercio Lover of Life, Singer of Songs - The Very Best of Freddie Mercury Solo, due CD e due DVD usciti in concomitanza del suo 60° compleanno. Si tratta di una raccolta di materiale originale e remixato. A tale progetto si aggiunse il libro Freddie Mercury: A Life, In His Own Words, dove, attraverso interviste e comunicati, Freddie racconta di sé e della sua vita da rockstar.
[modifica] Caratteristiche artistiche
[modifica] Profilo vocale
| « Se non cantassi così bene, non avrei proprio niente da fare... Non so cucinare, e sarei una pessima casalinga » | |
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(Freddie Mercury[45])
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Sebbene nel parlare il suo timbro di voce evidenziasse notevoli capacità da baritono, Mercury si esibiva preferibilmente su brani da tenore. Dopo la morte, Montserrat Caballé, memore della collaborazione con il frontman britannico, disse di lui: «La differenza tra Freddie e la maggior parte delle altre rock star era che lui stava vendendo la voce». Con il prosieguo della carriera con i Queen, Mercury avrebbe sempre più modificato le note alte dei propri brani live, spesso armonizzando per tre o cinque secondi; specialmente negli ultimi concerti, infatti, la sua voce patì alcuni problemi legati a noduli alle corde vocali, dacché Mercury era un fumatore[45].
Era in grado di produrre un suono pari a tre ottave di estensione senza utilizzare il falsetto, mentre avvalendosi di quest'ultimo avvicinava le quattro[9].
[modifica] Compositore
Delle diciassette canzoni presenti nell'album-raccolta dei Queen Greatest Hits, ben dieci furono scritte da Mercury: Bohemian Rhapsody, Seven Seas of Rhye, Killer Queen, Somebody to Love, Good Old-Fashioned Lover Boy, We Are the Champions, Bicycle Race, Don't Stop Me Now, Crazy Little Thing Called Love e Play the Game.
L'aspetto caratteristico del suo stile da compositore era la variegata gamma di stili che riusciva a incorporare nelle proprie opere; dal rockabilly al rock progressivo, dall'heavy metal alla disco music. In un'intervista del 1986 dichiarò: «Odio fare le stesse cose più volte. Mi piace osservare il modo in cui si evolve il mondo della musica, del cinema, del teatro e integrare gli elementi caratteristici di ognuno di essi»[46]. Rispetto ad altri celebri cantautori, l'artista britannico tendeva a creare anche complesse melodie[47]. Non a caso in Bohemian Rhapsody si notano un'articolata struttura di base e una molteplicità di accordi, mentre Crazy Little Thing Called Love è un brano incentrato sul ripetersi di alcuni semplici suoni.
La maggior parte dei suoi pezzi si abbinava a un accompagnamento al pianoforte[47].
[modifica] Esibizioni dal vivo
Freddie Mercury è ricordato, tra le altre cose, per le performance live nelle quali era solito esibirsi con una particolare mezz'asta di sostegno al microfono. I concerti si tenevano in stadi ed erano animati dallo stesso artista con atteggiamenti teatrali che mandavano in visibilio la folla[48]. David Bowie al Freddie Mercury Tribute Concert ricordò l'esperienza con i Queen per Under Pressure e descrisse il leader del gruppo come «un uomo capace di tenere il pubblico nel palmo della propria mano»[49].
L'esibizione dei Queen al Live Aid del 1985, che chiamò a raccolta oltre 72.000 fan, è stata giudicata da un gruppo di esperti come la migliore esibizione dal vivo nella storia della musica rock[50]; tali risultati furono trasmessi da un programma televisivo britannico, intitolato The World's Greatest Gigs[51].
Nel corso della carriera il cantante di Stone Town tenne circa 700 concerti con il proprio complesso. I Queen furono tra i primi a suonare nell'America del Sud, battendo in questo luogo il record di pubblico per un concerto (250.000 paganti)[52], nel 1981 allo Stadio Cícero Pompeu de Toledo[53]. Cinque anni più tardi significativi furono gli spettacoli a Budapest, nei pressi della Cortina di ferro, e a Knebworth Park, ultima esibizione dal vivo di Mercury[54].
[modifica] Musicista
Fino a nove anni seguì corsi di pianoforte in India[45], e più tardi, con il suo trasferimento a Londra, iniziò a suonare la chitarra, soprattutto per via dei suoi gusti musicali che non potevano prescindere da tale strumento. In più di un'occasione tuttavia convocò per il progetto solista vari musicisti, come Fred Mandel, già coadiuvante di Pink Floyd, Elton John, Supertramp e Mike Moran, tastierista con cui collaborò dal 1985. Brian May avrebbe poi sostenuto che Freddie usufruì sempre meno della sua capacità al piano per muoversi maggiormente sul palcoscenico e per infervorare gli spettatori[55].
Suonava preferibilmente pianoforti a coda e, occasionalmente, si esibiva con simili strumenti, come il clavicembalo. Dal 1980 fece grande uso anche di sintetizzatori in studio di registrazione. Nonostante scrivesse numerosi testi per chitarra, Mercury possedeva solamente conoscenze di base a riguardo.
[modifica] Curiosità
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- Recentemente sono arrivati vari attacchi dal rappresentante della mobilitazione islamica Azan Khalid nei confronti di Freddie Mercury. Khalid dichiarò: "Il suo stile di vita è una vergogna per l'Islam. Non lo chiamavano forse Queen, "Regina"? Qualsiasi cosa leghi Mercury alla popolazione musulmana di Zanzibar è un'offesa". Per precisazione però Farrokh Bulsara (Freddie Mercury), non era musulmano, ma di famiglia zoroastriana, un'antica religione dell'Iran (la famiglia di Freddie era di origine Parsi). Quindi le accuse arrivate da Azan Khalid non trovano nessun fondamento, rivelandosi una gratuita polemica fine a se stessa.[56]
[modifica] Discografia
| Per approfondire, vedi le voci Discografia di Freddie Mercury e Discografia dei Queen. |
[modifica] Album pubblicati
| Anno | Disco | Posizione |
|---|---|---|
| 1985 | Mr. Bad Guy | #6: |
| 1988 | Barcelona | #9: |
| 1992 | The Great Pretender (Stati Uniti d'America) | #13: |
| 1992 | The Freddie Mercury Album | #1: |
| 1993 | Remixes | #18: |
| 2000 | Freddie Mercury Solo Collection | #13: |
| 2006 | Lover of Life, Singer of Songs - The Very Best of Freddie Mercury Solo | #1 |
[modifica] Note
- ^ a b c d e f Greg Prato. (EN) Freddie Mercury Biography. All Music Guide. URL consultato il 20-6-2009.
- ^ a b Stephen Thomas Erlewine. (EN) Queen Biography. All Music Guide. URL consultato il 21-2-2010.
- ^ Luca Pavanel. «La queenmania diventa un romanzo». Il Giornale, 17-6-2009. URL consultato in data 18-6-2009.
- ^ «Rockstar: tu chi faresti resuscitare?». MusicZone.it, 20-11-2008. URL consultato in data 18-6-2009.
- ^ (EN) «Dance: Deux the fandango». The Times, 18-6-2006. URL consultato in data 18-6-2009.
- ^ a b (EN) Freddie Mercury. Rolling Stone. URL consultato il 18-6-2009.
- ^ (EN) The great british battle of the bands. BBC, 1-1-2007. URL consultato il 18-6-2009.
- ^ a b (EN) Sold on Song - Barcelona. BBC. URL consultato il 6-7-2009.
- ^ a b c (EN) The Freddie Mercury's Biography. TheBiographyChannel.co.uk. URL consultato il 18-6-2009.
- ^ (EN) «Blender Magazine's 22 Greatest Voices». Amiannoying.com. URL consultato in data 18-6-2009.
- ^ La famiglia Bulsara deve il proprio nome a Bulsar, una città dello stato indiano del Gujarat, oggi conosciuta come Valsad. Nel XVII secolo Bulsar era uno dei cinque centri della religione Zoroastra, quindi il cognome "Bulsara" è abbastanza frequente tra i seguaci di tale culto.
- ^ (EN) «Exclusive interview with Freddie's sister Kashmira». Mail on Sunday, 26-11-2000. URL consultato in data 20-6-2009.
- ^ a b (EN) The Freddie Mercury's Biography. LiveMusicMagazine.com. URL consultato il 21-6-2009.
- ^ (EN) Freddie Mercury biography from official Queen Fun Club. QueenWorld.com. URL consultato il 21-6-2009.
- ^ Zanzibar, la porta dell'Africa. Corriere della Sera. URL consultato il 21-6-2009.
- ^ (EN) Ed Saunt. «Feltham insulted over Freddie Mercury plan». The Hounslow Chronicle, 8-5-2009. URL consultato in data 21-6-2009.
- ^ Freddie Mercury - Biografia da MusicaFilm.com. MusicaFilm.it. URL consultato il 21-6-2009.
- ^ David Bret, op. cit., p. 7.
- ^ Andy Davis, op. cit., p. 2.
- ^ Don Rush, op. cit.
- ^ a b c d Max Felsani, op. cit., p. 9.
- ^ a b c Max Felsani, op. cit., p. 10.
- ^ Max Felsani, op. cit., p. 11.
- ^ Max Felsani, op. cit., p. 17.
- ^ Max Felsani, op. cit., p. 19.
- ^ a b Dafydd Rees, op. cit., p. 809.
- ^ Dafydd Rees, op. cit., p. 810.
- ^ Gunn-Jenkins 1992 "Queen la biografia ufficiale", p. 188
- ^ a b Tim Teeman, op. cit.
- ^ David Bret, op. cit., p. 138.
- ^ David Bret, op. cit., p. 179.
- ^ a b David Wigg, op. cit.
- ^ (EN) «Freddie Mercury's partner dies», PinkNews.co.uk, 8-1-2010. URL consultato in data 23-1-2010.
- ^ G. Brown, op. cit.
- ^ (EN) Top Selling Artists. RIAA. URL consultato il 9-7-2009.
- ^ (EN) Derek Bishton. «Switzerland: Freddie's rhapsody». The Daily Telegraph, 31-8-2004. URL consultato in data 14-7-2009.
- ^ Freddie Mercury. Una biografia intima - In sintesi. IBS.it. URL consultato il 14-7-2009.
- ^ (EN) «Mercury and Moore head millennium stamps». BBC, 24-5-1999. URL consultato in data 23-7-2009.
- ^ (EN) «Depp to play Mercury?». Q, 4-1-2007. URL consultato in data 14-7-2009.
- ^ Statuetta di Freddie Mercury al Live At Wembley. URL consultato il 14-7-2009.
- ^ Statuetta di Freddie Mercury in versione biker. URL consultato il 14-7-2009.
- ^ Immagine del personaggio. URL consultato il 14-7-2009.
- ^ (EN) 25 years of HIV - a UK perspective. Web.Archive.org. URL consultato il 15-7-2009.
- ^ a b (EN) Freddie Mercury: The Tribute Concert. American Broadcasting Company, 20-8-2007. URL consultato il 15-7-2009.
- ^ a b c (EN) Biography for Freddie Mercury. Internet Movie Database. URL consultato il 20-6-2009.
- ^ Jann Wenner, op. cit.
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- ^ Thomas Blaikie, op. cit.
- ^ Jeffrey Ressner, op. cit.
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- ^ (EN) «Queen win greatest live gig poll». BBC, 9-11-2005. URL consultato in data 6-7-2009.
- ^ Max Felsani, op. cit., pag. 21.
- ^ David Bret, op. cit., p. 91.
- ^ Tim Jones, op. cit.
- ^ Matthew Longfellow, op. cit.
- ^ Freddie Mercury rinnegato in patria, "È una vergogna per l'Islam", da rockol.it
[modifica] Bibliografia
[modifica] Libri
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- Jacky Gunn; Jim Jenkins, Queen: As It Began, (in inglese) Londra, Sidgwick & Jackson, 1992. ISBN 978-0-330-33259-0
- Sr. David Neil, Queen: Greatest Hits - Off the Record, (in inglese) International Music Publications, 1993. ISBN 978-0-86359-950-7
- David Evans; David Minns, Freddie Mercury: This is the Real Life, (in inglese) Londra, Britannia Press, 1993. ISBN 978-0-9519937-3-6
- Rick Sky, The Show Must Go On: The Life of Freddie Mercury, (in inglese) Londra, Carol Publishing Corporation, 1994. ISBN 978-0-8065-1506-9
- Boyce Simon, Freddie Mercury, (in inglese) Bristol, Parragon, 1995. ISBN 978-0-7525-1105-4
- Jim Hutton; Tim Waspshott, Mercury and Me, (in inglese) Londra, Bloomsbury, 1995. ISBN 978-0-7475-2134-1
- Jeffrey Hudson; Neville Marten, Freddie Mercury & Queen, (in inglese) Chessington, Castle Communications, 1995. ISBN 978-1-86074-040-4
- David Bret, Living On the Edge: The Freddie Mercury Story, (in inglese) Londra, Robson Books, 1996. ISBN 978-1-86105-256-8
- Laura Jackson, Mercury: The King of Queen, (in inglese) Londra, Smith Gryphon, 1996. ISBN 978-1-85685-111-4
- Max Felsani; Michele Primi, Mauro Saita, Queen. Tutti i testi con traduzione a fronte, Giunti Editore, 1997. ISBN 978-88-09-02418-2
- Peter Freestone; David Evans, Mister Mercury: An Appreciation, (in inglese) Tusitala, 1998. ISBN 978-0-9533341-0-0
- Lesley-Ann Jones, Freddie Mercury: The Definitive Biography, (in inglese) Hodder & Stoughton, 1998. ISBN 978-0-340-67209-9
- Peter Freestone; David Evans, Freddie Mercury: An Intimate Memoir By the Man Who Knew Him Best, (in inglese) Omnibus Press, 1999. ISBN 978-0-7119-8674-9
- Dafydd Rees; Luke Crampton, The Rock Stars Encyclopedia, (in inglese) Londra, DK Pub, 1999. ISBN 978-0-7894-4613-8
- Paul Russel, The Gay 100: A Ranking of the Most Influential Gay Men and Lesbians, Past and Present, (in inglese) Kensington, 2002. ISBN 978-0-7582-0100-3
- Peter Freestone; David Evans, Freddie Mercury: The Afterlife, (in inglese) Tusitala, 2004. ISBN 978-0-9533341-1-7
- Freddie Mercury; Greg Brooks, Simon Lupton, Freddie Mercury: A life, In His Own Words, (in inglese) Mercury Songs, 2006. ISBN 978-0-9553758-0-4
- Linda Curtis, Freddy Mercury... from Zanzibar to Logan Place, (in inglese) Lo Vecchio, 2006. ISBN 9788873331490
- Roy Gyongy Fox; Thom Lessner, Killer Queen: The Freddie Mercury Story, (in inglese) Blue Q, 2008. ISBN 978-1-60167-148-6
[modifica] Pubblicazioni e articoli di rilevanza
- Rush, Don (17 marzo 1979). Queen's Freddie Mercury . Circus Magazine (in inglese). URL consultato il 29-6-2009.
- Brown, G. (19 aprile 1992). Queen's popularity takes ironic turn . The Denver Post. URL consultato il 17-7-2009.
- Ressner, Jeffrey (1992). Queen singer is rock's first major AIDS casualty . Rolling Stone Magazine 621 (in inglese). URL consultato il 6-7-2009.
- Davis, Andy (marzo 1996). Queen Before Queen . Record Collector Magazine 3 (199) (in inglese). URL consultato il 22-6-2009.
- Blaikie, Thomas (7 dicembre 1996). Camping at a high altitude . The Spectator (in inglese). URL consultato il 6-7-2009.
- Jones, Tim (luglio 1999). How Great Thou Art, King Freddie . Record Collector Magazine (in inglese). URL consultato il 6-7-2009.
- Wigg, David (22 gennaio 2000). Mercury Left Me His Millions . Daily Mail Weekend (in inglese). URL consultato il 17-7-2009.
- Wenner, Jann (2001). Hall of Fame Inductees - Queen . Rock and Roll Hall of Fame (in inglese). URL consultato il 5-7-2009.
- Teeman, Tim (7 settembre 2006). I couldn't bear to see Freddie wasting away . The Times (in inglese). URL consultato il 17-7-2009.
[modifica] Videografia
- Matthew Longfellow (regista), Classic Albums - Queen: The Making of "A Night at the Opera", (in inglese) Eagle Rock Entertainment, 2006.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Freddie Mercury
Wikiquote contiene citazioni di o su Freddie Mercury
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Biografia di Freddie Mercury da All Music Guide
- (EN) Scheda e informazioni su Freddie Mercury da Internet Movie Database
- (EN) Sito ufficiale dei Queen
- (EN) Interviste, articoli e pubblicazioni sui Queen da QueenArchives.com
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