EMI Italiana
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| EMI Italiana | |
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| Nazione | |
| Fondazione | 1931 come VCM; 1967 con la denominazione EMI Italiana |
| Sede principale | Milano |
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musicale |
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La EMI Italiana è una casa discografica, emanazione della britannica Electric and Musical Industries (con sede ad Hammersmith presso Londra); la sede italiana si trova invece a Milano.
Fondata nel 1931 come VCM, la casa discografica venne rinominata EMI Italiana nel 1967, assumendo infine la denominazione attuale Emi Music Italy nel 1997.[1]
Indice |
[modifica] Storia della EMI Italiana
[modifica] Nascita della VCM
Sin dal 1904 i dischi della His Master's Voice venivano pubblicati e distribuiti in Italia dalla Saif (Società Anonima Italiana di Fonotopia), con sede a Milano.
La casa discografica britannica si chiamava, in realtà, Gramophone, ma a causa del celebre dipinto di Francis Barraud "La voce del padrone" che ritrae il cagnolino Nipper mentre ascolta un grammofono, usato come marchio nell'etichetta, assunse presto questa denominazione ufficiosa.
Nel 1912, intanto, Alfredo Bossi (uno dei primi discografici italiani) aveva fondato la SNG (Società Nazionale del Grammofono), sempre con sede a Milano, che negli anni venti aveva siglato un accordo con la casa discografica britannica Columbia Records per la produzione e la distribuzione dei dischi in Italia.
Poiché nel 1931 la His Master's Voice e la Columbia Graphophone Company si fusero dando vita alla EMI, anche in Italia avvenne la stessa operazione tra la Saif e la SNG, con il coinvolgimento di un terzo partner, la Marconiphone, azienda italiana specializzata nella produzione di apparecchi radiofonici (ciò perché la Emi inglese aveva intenzione di espandersi in questo mercato), che già era presente nel mondo musicale distribuendo in Italia i dischi dell'etichetta francese Pathé.
Il nome dell'azienda in Italia fu VCM (sigla di Voce del Padrone - Columbia - Marconiphone), e questa denominazione restò fino alla fine del 1967, quando fu trasformata in Emi Italiana; la sede fu stabilita a Milano, in via Domenichino 14 (più tardi venne trasferita in piazza Cavour 2), ed il direttore fu Aldo Mario De Luigi.
Fino alla fine degli anni '50 mantenne inoltre alcuni uffici a Torino, in via Pietro Micca 1.
[modifica] Successi dell'etichetta
Pur essendo un'azienda unica, mantenne però la diversità di etichetta nelle varie pubblicazioni, unificando il catalogo solo alla fine del 1969.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale l'azienda, come molte altre di proprietà inglese, fu posta sotto sequestro, e riprese l'attività in Italia nel 1946; pur dando la priorità alla distribuzione di artisti stranieri nella penisola, si occupò anche del lancio di cantanti italiani come Beniamino Gigli, Carlo Buti o Renato Carosone (che incideva per la sottoetichetta Pathé) e, negli anni '60, I Nomadi, Al Bano e Francesco Guccini.
Nel 1972 la sede principale fu trasferita da Milano a Roma, per poi spostarsi all'inizio degli anni '80 a Caronno Pertusella (nei pressi di Varese), pur mantenendo alcuni uffici distaccati a Roma e Milano.
Nel corso degli anni ha stipulato accordi per la distribuzione in Italia di marchi come quello dell'americana Capitol (dal 1957), della Pathé, della tedesca Parlophone (in Italia però pubblicata con la denominazione Parlophon), della francese Odeon (queste ultime due fino al 1967 distribuite dalla Carisch) e di molte altre case discografiche.
Per lo più dal dopoguerra in poi i direttori dell'azienda sono stati britannici, come ad esempio il celebre Stephen Gottlieb che diresse la Emi Italiana per tutti gli anni '60; il primo italiano fu nel 1981 Alex Rotelli, a cui seguì nel 1986 Roberto Citterio.
Nel 1997 ha cambiato la denominazione sociale in Emi Music Italy S.p.A.
[modifica] I dischi pubblicati in Italia
Per la datazione ci siamo basati sull'etichetta del disco, o sul vinile o, infine, sulla copertina; qualora nessuno di questi elementi avesse una datazione, ci siamo basati sulla numerazione del catalogo; se esistenti, abbiamo riportato oltre all'anno il mese e il giorno (quest'ultimo dato si trova, a volte, stampato sul vinile).
Nel corso degli anni la numerazione del catalogo ha subito vari cambiamenti, mantenendo comunque all'interno di ogni standard la progressione numerica cronologica.
Non vi è stata, invece, molta coerenza per quel che riguarda le etichette: e così ci sono casi di dischi stampati con etichette diverse nel corso degli anni, come ad esempio Folk beat n. 1 di Francesco Guccini, pubblicato nel 1967 con etichetta La Voce del Padrone, poi ristampato negli anni '70 con etichetta Columbia ed infine con etichetta Emi, o artisti come i Daniel Sentacruz Ensemble che hanno pubblicato i loro 45 giri alternativamente su etichetta Odeon o Emi.
Per le singole etichette presenti all'interno del marchio VCM fino a metà del 1969 con catalogazione autonoma, consultare le voci Dischi della Voce del Padrone e Pathé; con l'unificazione della numerazione di catalogo, abbiamo invece inserito il nominativo della sottoetichetta (ad esempio Harvest, Odeon o Columbia) a fianco del numero di catalogo.
[modifica] 33 giri
Per molti anni i dischi italiani della Emi hanno avuto la numerazione preceduta dal prefisso 3C064: questo era una forma numerica che variava di paese in paese e serviva ad identificare le emissioni Emi delle varie nazionalità; rimarrà in vigore fino alla fine degli anni '80.
In alcuni casi vi è invece il prefisso 3C054: è questo il caso di dischi usciti direttamente in edizione economica a prezzo ridotto (come Opera buffa di Francesco Guccini o Ho visto anche degli zingari felici di Claudio Lolli).